Praticamente tutti chattano con i compagni, buona parte sta su Facebook, Instagram o TikTok, mentre due su cinque si sono dilettati in cucina. Il tutto, mentre la lezione a distanza andava in sottofondo. Secondo una ricerca dell’associazione che si occupa di buone maniere onilne “Parole O_Stili” e dell’Istituto Toniolo condotta su oltre 3.500 studenti della scuola secondaria di secondo grado e su circa 2.000 insegnanti della scuola primaria e secondaria, il 96% degli studenti ha ammesso di essersi distratto in chat durante la dad. L’86% invece è stato su almeno un social media durante le spiegazioni, l’88% ha mangiato e il 39% ha addirittura cucinato.

L’utilizzo durante la didattica in presenza di strumenti digitali come lavagne e registri elettronici ha consentito – secondo il 79% del campione – una transizione più agevole verso le lezioni da casa. Ma soltanto il 23% pensa che questo abbia invogliato di più i ragazzi a studiare, mentre il 35% pensa che si tratti di un modo più efficace di apprendere.

Tra gli aspetti negativi, però, spiccano quelli derivati dalla distanza relazionale: uno studente su 4 lamenta di aver visto peggiorare il proprio rapporto nel dialogo con l’insegnante, mentre oltre il 40% sta rilevando un calo delle attività di studio. Il 65% dichiara addirittura di “far fatica a seguire le lezioni”. Fondamentale in questi casi il supporto dei genitori: 7 scolari su 10 hanno beneficiato dell’aiuto in famiglia, nonostante in alcuni casi ci fossero evidenti lacune tecnologiche da colmare.

Carota, si, ma anche bastone. Nel 17% dei casi i genitori hanno imposto limitazioni sulle ore trascorse allo smartphone durante la dad. Tra i social più frequentati durante le lezioni online Instagram (94%), Youtube (86%) e TikTok (66%). Molti studenti hanno però sperimentato il digitale in modo spontaneo e propositivo, confrontandosi tra loro durante le lezioni e svolgendo attività autonome fuori dall’orario di lezione per fare ricerche di gruppo.

Promossi a metà – infine – anche gli insegnanti, chiamati dagli studenti a un importante esame sulle capacità di utilizzare al meglio le tecnologie. Il 50% ne ha giudicato “sufficiente” o “buono” il livello di digitalizzazione.

“Vivere il digitale non si improvvisa, richiede educazione e cultura”, sostiene Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili. “È per questo – aggiunge – che chiediamo al Ministero dell’Istruzione di introdurre in tutte le scuole un’ora di cittadinanza digitale alla settimana a partire dal mondo dell’infanzia”.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.