La comunità scientifica ha accolto con grande entusiasmo la notizia del via libera dell’Aifa all’uso di due anticorpi monoclonali: I farmaci approvati sono quelli prodotti da Regeneron e da Eli Lilly. Restano però alcune limitazioni nell’utilizzo: potranno essere somministrati, in fase precoce, a una categoria limitata di pazienti ad alto rischio di evoluzione della malattia Covid-19.

COSA SONO – I monoclonali sono farmaci già usati da tempo per la cura dei tumori e in passato usati anche per la cura dll’Ebola. Servono per curare chi ha contratto il coronavirus: si tratta di anticorpi già formati e attivi contro il virus. Non si tratta dunque di una novità: “Da molti anni sono un’importante risorsa nel campo dei trapianti, dell’oncologia e della reumatologia. I risultati sono stati finora ottimi, si pensi per esempio nell’uso per l’artrite reumatoide”, ha spiegato Roberto Cauda, direttore dell’unità di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma a Avvenire.

LA CURA CONTRO IL COVID – Fin ora sono stati usati farmaci che non sono espressamente per combattere il covid. Sono stati usati farmaci come remdesivir e tocilizumab. “Nella seconda fase della malattia vengono usati i farmaci per ridurre l’infiammazione, come il cortisone o le eparine a basso peso molecolare per prevenire la trombosi e l’embolia. Ma nella fase iniziale non c’è ancora un farmaco dai risultati univoci. Partendo dalla sostanziale assenza di un farmaco antivirale, si è pensato fin da subito di poter usare l’anticorpo monoclonale”, continua l’infettivologo.

COME FUNZIONANO – “Il loro compito – spiega Cauda – è impedire che il virus entri o che si replichi in maniera massiccia. Agiscono bloccando le strutture, come la proteina spike, che intervengono nella infezione delle cellule. Gli anticorpi monoclonali individuano siti molto specifici del virus: più siti riconoscono e maggiore è la loro efficacia. Per questo è preferibile usare una sorta di cocktail di anticorpi monoclonali”. Gli anticorpi monoclonali non sono però assimilabili ai vaccini: vanno somministrati a pazienti che hanno già contratto il Covid e sono efficaci per ridurre i sintomi degli ammalati più gravi impedendo che si aggravino.

QUANTO COSTANO – I monoclonali sono già in uso in diversi paesi come Usa, Canada, Germania, Israele e Ungheria. Si tratta di farmaci molto costosi: ogni infusione costa dai mille ai duemila euro. Ma una sola dose dovrebbe bastare all’ammalato. Inoltre sono farmaci che agiscono sulla carica virale e rendono chi l riceve incapace di infettare. “Potrebbero essere prescritti ai pazienti che, per età o presenza di altre malattie, sono più esposti al rischio di progressione dell’infezione – ha spiegato il presidente dell’Aifa Giorgio PalùPreferibilmente a quelli con sintomi lievi-moderati che vengono seguiti a domicilio. Si eviterebbero così tanti ricoveri”. Gli effetti collaterali potrebbero essere minimi: “Sono farmaci con un profilo di sicurezza eccellente. Il rischio di effetti collaterali gravi è praticamente sovrapponibile al placebo” conclude Palù.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.