A volte la sintesi giornalistica può essere parziale, esagerata, pretenziosa. Può essere tutto questo ma può essere anche necessaria. Si sta parlando molto in queste ore della “Guerra Mondiale Africana” dopo l’agguato che ha ucciso nella Repubblica Democratica del Congo l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo, alla guida di uno dei due mezzi che stava accompagnando il diplomatico in un convoglio del World Food Program. Nessuna rivendicazione, al momento. Si cerca intanto di fare chiarezza sul movente oltre che sull’identità degli aggressori.

La “Guerra Mondiale Africana” è un conflitto totale, che si è concentrato nella Regione dei Grandi Laghi, dentro e intorno al Congo soprattutto. Mille gli episodi, i rivoli, le milizie, le balcanizzazioni, i casus belli esplosi facendo riferimento a questa espressione. Di certo le cause di questo conflitto, per larghi tratti a bassa intensità, caratterizzato quasi sempre da azioni e sconvolgimenti che in Occidente non hanno grande (se non proprio nessuna) eco, e da veri e propri confronti di eserciti anche nazionali, vanno a scavare nella storia del continente africano: dal colonialismo al razzismo passando per le rivalità etniche fino allo sfruttamento delle risorse naturali, delle quali questa parte di mondo è ricchissima, nonostante resti poverissima.

Avvenire scrive che la cosiddetta “Guerra Mondiale Africana” ha visto nove Stati coinvolti, 25 milizie armate, oltre cinque milioni di morti negli ultimi due decenni. Un conto in continuo aggiornamento visto il riverberarsi di tensioni tra Paesi e nelle popolazioni. L’espressione indica di solito le tensioni esplose nel 1996 in quel Paese che allora era chiamato Zaire, poi degenerate in un conflitto interstatuale. Si cercherà di seguito di ricostruire, attraverso dei momenti simbolici che hanno fatto da antefatto e da turning point alla storia di questa parte di mondo, motivi e dinamiche che hanno fatto esplodere questa specie di conflitto perenne.

ZAIRE – Era il 17 gennaio 1961 quando Patrice Lumumba veniva giustiziato. Era stato Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo tra il giugno e il settembre 1960. Il 30 giugno del 1960 il Belgio aveva deciso di concedere l’indipendenza al Paese dopo che il re del Belgio Leopoldo II lo aveva conquistato a fine ottocento facendone uno Stato di proprietà personale. Una colonia da sfruttare per la raccolta del caucciù, diamanti, avorio e altre risorse naturali. Lumumba arrivò alla guida di un Paese enorme conteso nel bel mezzo della Guerra Fredda da Urss e Usa. Decise per l’africanizzazione dell’esercito, ancora in mano a quadri belgi. Le truppe ripararono nella Regione del Katanga e il parlamento si schierò con il Presidente. A dicembre il generale Mobutu Sese Seko lo fece arrestare con un colpo di stato. Proprio in Katanga, con due fedelissimi, Lumumba fu giustiziato. I resti fatti a pezzi e buttati nell’acido.

Mobutu era stato supportato dal Belgio e dalla CIA americana. Era stato nominato Capo di Stato Maggiore dallo stesso Lumumba. Dopo un periodo di faccia a faccia tra i leader politici Tshombe e Kasavubu, il generale prese il potere nel 1965. Il Paese cambiò nome nel 1971 in Zaire, per distinguerlo dalla Repubblica del Congo, e lui divenne Mobutu Sese Seko. Il suo regime, basato sul culto della personalità, una cleptocrazia, durò fino al 1997. Solo agli inizi degli anni Novanta, a causa dell’inflazione dilagante, del debito pubblico e delle svalutazioni correntizie, si decise a condividere parte del potere con i leader delle opposizioni.

IL GENOCIDIO – Era il 6 aprile del 1994 quando veniva abbattuto l’aereo del presidente del Ruanda Juvénal Habyarimana: fu il casus belli che diede il via al Genocidio del Ruanda: secondo soltanto all’Olocausto a opera dei nazisti, quasi un milione di persone massacrate, anche a colpi di machete, in circa quattro mesi. Altro Paese dal passato tormentato, il Ruanda: prima colonia tedesca, poi Belgio, infine l’indipendenza nel 1962. Un forte legame soprattutto con la Francia.

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ESTERO
20-04-1995 GITAGATA, RUANDA
BAMBINI DETENUTI INCRIMINATI DURANTE IL GENOCIDIO DEL 1994, MENTRE LAVORANO NEI CAMPI.
NEL CORSO DELLA GUERRA CIVILE DEL 1994, DURATA TRE MESI, SI REPUTA SIANO STATE UCCISE CIRCA UN MILIONE DI PERSONE.

Il 4 agosto 1993 erano stati firmati gli Accordi di pace di Arusha, in Tanzania: il Ruanda si avvicinava al multipartitismo dopo l’egemonia monopartitica del Mouvement Révolutionaire National Pour le Développement di Habyarimana, appoggiato dalla maggioranza hutu, che discriminava i tutsi. Un sistema messo in crisi dagli assalti del Fronte Patriottico Ruandese (Fpr), formata da esuli tutsi in Uganda, supportato dalla Resistance Army del presidente ugandese Yoweri Museveni, che portavano attacchi a Kigali. Mai chiariti del tutto i responsabili dell’attentato – un’inchiesta francese nel 2006 concluse che i mandanti dell’attentato furono il futuro presidente Paul Kagame e l’Fpr. Sull’aereo di Habyarimana, abbattuto da missili terra-aria viaggiava anche il presidente del Burundi Cyprien Ntaryamira.

L’attacco divenne comunque il pretesto per il massacro da parte degli estremisti hutu ai danni dei tutsi e degli hutu moderati. Nel 1994, sotto i colpi dell’Fpr ruandese, finiva la guerra civile. Alla presidenza arrivarono due hutu moderati. Nel 2000 Kagame arrivò alla Presidenza che mantiene ancora oggi. Due milioni di ruandesi erano intanto fuggiti in Tanzania, Burundi e Zaire.

PRIMA GUERRA DEL CONGO – Tra i rifugiati ruandesi hutu in quello che ancora si chiamava Zaire c’erano molti guerriglieri determinati a dare la caccia ai tutsi. I campi profughi del Congo orientale divennero le basi per colpire il governo di Kigali. Le truppe ruandesi entrarono così nello Zaire nel 1996, sostenendo le milizie dell’Alliance des Forces Démocratiques pour la Libération du Congo-Zaire (Afdl) guidata da Laurent-Désiré Kabila. Della coalizione facevano parte anche Uganda, Burundi e Angola. Nel giro di un anno la Afdl entrava a Kinshasa e costringeva Mobutu all’esilio: sarebbe morto in Marocco, di cancro alla prostata, quello che secondo molti osservatori ha rappresentato l’archetipo del dittatore africano.

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07-06-2003 BUNIA, CONGO
ESTERO, GUERRA
BUNIA, CAPITALE DELL’ITURI, E’ SOTTO IL CONTROLLO DEI RIBELLI DELL’UNIONE DEI PATRIOTI CONGOLESI: CONTINUANO GLI SCONTRI TRA I GRUPPI ARMATI RIVALI HEMA E LENDU; ALMENO 30 PERSONE, IN MAGGIORANZA CIVILI, SONO MORTE DURANTE GLI SCONTRI.
NELLA FOTO I GUERRIGLIERI DELL’UNIONE DEI PATRIOTI CONGOLESI

SECONDA GUERRA DEL CONGO – Quando i ribelli tutsi – che avevano combattuto con Kabile – e i fedeli del nuovo leader cominciarono a scontrarsi esplose la Seconda Guerra del Congo. Le sigle dei ribelli erano il Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd) e il Mouvement pour la Libération du Congo (Mlc). A sostegno anche Ruanda, Uganda e Burundi. Il Presidente contava sull’appoggio di Angola, Namibia e Zimbabwe. Otto Paesi e 25 gruppi armati si scontrarono. Obiettivo del conflitto erano le risorse del Congo orientale. La Repubblica Democratica del Congo si spaccò a metà: a ovest l’esercito di Kabila, a est i ribelli.

A Lusaka, in Zambia, si firmò nel 1999 il cessate il fuoco che non riuscì comunque a far ritirare tutte le truppe straniere dal Paese. Nel gennaio del 2001 venne Kabila assassinato da una guardia del corpo nell’ambito di un colpo di stato che però fallì. Nel 2003 si firmarono gli Accordi di pace di Sun City, nella Repubblica Sudafricana, che portarono all’approvazione della Costituzione transitoria e alla formazione di un governo di transizione: alla guida il figlio di Kabila, Joseph; i diversi leader delle forze di opposizione nella carica di vice-presidenti. Joseph Kabila nel 2006 vinse le prime elezioni libere dopo 45 anni, si confermò nel 2011.

Nel conflitto congolese morirono cinque milioni e mezzo di persone, anche per via delle carestie. È considerato il secondo più cruento dalla Seconda Guerra Mondiale. Ufficialmente le ostilità sono chiuse me attività belliche oltreconfine non sono mai scomparse. Nell’est del Paese le scorribande sono all’origine del giorno.

LE TENSIONI – Il Presidente della Repubblica Democratica del Congo in questo momento è Felix Tshisekedi, figlio di un ex Primo Ministro dello Zaire sotto Mobutu Sese Seko. Ha vinto le elezioni del dicembre 2018. Un voto fortemente contestato per le accuse di brogli. Il Presidente ha appena cambiato il premier, nominando l’ex capo della compagnia mineraria statale Sama Lukonde Kyenge.

Il Paese è oggetto oggi ancora più di ieri di interessi e speculazioni da parte delle grandi potenze e delle multinazionali, per via delle materie prime come il coltan, usato per la fabbricazione di cellulari, computer portatili, fibre ottiche, strumentazioni per l’industria aerospaziale. Un materiale estremamente raro.

Il governo di Kinshasa ha indicato le Fdlr come responsabili dell’agguato ai danni dell’ambasciatore italiano. Le milizie hutu ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno negato qualsiasi coinvolgimento. Nell’area cresce anche l’influenza di Adf/Iscal, della galassia dello Stato Islamico. Tra gli estremisti hanno trovato nuova vita anche le Forze Democratiche Alleate, nate nel 1995 per mano di congolesi e salafiti ugandesi. Circa 170 le milizie – religiose, politiche, etniche o semplicemente criminali – che operano nella zona. L’Onu conta che, in due anni, da quest’area circa due milioni di civili siano scappati per via dei gruppi armati. “In Congo – ricordava l’ambasciatore Attanasio – parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio”.

Antonio Lamorte

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