Rocco Leone è l’unico italiano sopravvissuto alla strage avvenuta lunedì mattina, 22 febbraio, in Congo. Sono passate da poco le 10 quando nel villaggio di Kibumba, a tre chilometri da Goma, nel cuore della foresta del Paese africano due jeep bianche (non blindate) del Programma alimentare mondiale ‘Pam’ sono dirette alla a volta del comune di Kiwanja, in territorio di Rutshuru, per far visita alla scuola di un villaggio.

Leone, 56 anni, è il vice direttore del Pam a Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo, ed è rimasto illeso nel conflitto a fuoco tra i ranger e i rapitori dove hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, 43 anni, il carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni, e l’autista Mustapha Milambo. E’ stato portato in ospedale per controlli subito dopo l’agguato ma non ha riportato alcuna ferita.

LA TELEFONATA ALLA MOGLIE – La moglie di Rocco Leone, direttore aggiunto del World Food Programme, sopravvissuto all’agguato in Congo, ha potuto parlare con il marito, che l’avrebbe rassicurata sulle sue condizioni di salute. Il cooperatore è ricoverato in un ospedale africano dopo lo shock in seguito alla sparatoria.

Della telefonata con la moglie, che abita a Firenze, riferisce il sito internet Notizie di Prato. Rocco Leone, 56 anni, ha studiato all’istituto Cicognini di Prato e poi si è laureato in matematica. A Prato è conosciuto anche per la sua attività di scout, visto che è stato a lungo nell’Agesci. Da circa 20 anni lavora per il World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare ed è presente il quasi 80 paesi. Leone era in Congo da circa due anni ma in precedenza aveva vissuto in molti altri paesi africani. A Prato vivono il padre e le due sorelle.

LA RICOSTRUZIONE – Rocco Leone si trovava sulla jeep, con i distintivi Onu sulle portiere, insieme ad Attanasio, Iacovacci, due autisti, due bodyguard congolesi: sette persone in tutto. Alla missione avrebbe dovuto partecipare anche l’addetto consolare Alfredo Russo ma all’ultimo è rimasto a casa.

Secondo una prima ricostruzione, “a circa 25 chilometri dalla città di Goma, la prima autovettura, sulla quale viaggiavano le vittime, è stata oggetto di colpi di arma da fuoco esplosi da un gruppo armato che avrebbe agito per rapinare il convoglio e/o sequestrare personale dell’Onu”. Dopo aver ucciso l’autista, sempre secondo la prima ricostruzione, gli assalitori “hanno aperto il fuoco sugli altri occupanti del veicolo; subito dopo hanno prelevato dal mezzo l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci, presumibilmente al fine di rapirli e chiedere poi un riscatto in denaro”.

A quel punto, seguendo la ricostruzione dell’intelligence, un addetto alla sicurezza dell’Onu che viaggiava sulla seconda vettura (non colpita da proiettili) ha intavolato “una trattativa con gli assalitori, chiarendo lo status dei connazionali”.

Successivamente vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra gli assalitori ed elementi appartenenti alle forze Rangers ed all’Esercito congolese intervenuti dopo aver sentito i primi spari. Conflitto a fuoco dove hanno perso la vita i due italiani e il loro autista.

L’INDAGINE DEI ROS – Saranno acquisiti dagli investigatori del Ros dei carabinieri i verbali dei testimoni ascoltati dalle autorità di polizia locale in relazione all’agguato costato la vita ad Attanasio e Iacovacci. Gli inquirenti della Procura di Roma, inoltre, hanno disposto controlli e verifiche anche sulle armi utilizzate dai ranger del parco del Virunga e che sono intervenuti durante l’azione in cui hanno perso la vita i due italiani ed il loro autista congolese. Tra i testi ascoltati ieri – si spiega – c’è anche l’italiano funzionario del World Food Programme, Rocco Leone. Oltre a due guardie del corpo congolesi e un altro guidatore locale.

I pm di Roma Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti che indagano per sequestro di persona con finalità di terrorismo hanno disposto l’esame autoptico dei due corpi (in Italia in serata) che verrà effettuato presso l’istituto di medicina legale del Policlinico mercoledì 24 febbraio.

Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore e il carabiniere, sparando loro a bruciapelo. “Allertate, le Ecoguardie e le Fardc”, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”, si legge nel comunicato riportato dal sito Cas-Info.

 

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.