«I principi della Costituzione sono stati scritti dopo un’epoca molto dura, con lo scopo di mettere al sicuro come in una cassaforte alcuni valori che sono stati conquistati con grande sofferenza dall’intero popolo: i diritti della persona e i limiti al potere soprattutto, questi sono i due pilastri della Costituzione. E quei principi, quei diritti, devono valere soprattutto per i tempi difficili. Il compito della Corte Costituzionale è tanto importante quanto ingrato, perché è lì che deve sempre ricordare agli attori della politica, che hanno un grande campo d’azione, che ci sono degli argini che sono insuperabili. Un compito sempre ingrato perché è sempre un pochino controcorrente, ma la Corte lo fa non perché fa l’opposizione rispetto alla maggioranza e al governo, ma perché deve garantire quei principi che non vogliamo mai disperdere neanche nei momenti di difficoltà. Preservare i principi destinati a durare nel tempo non nonostante le contingenze del momento, ma attraverso tutte le contingenze». Lo ha spiegato la presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, ieri in un’intervista a diMartedì su La7.

«La Costituzione è un limite al potere assoluto – ha sottolineato Cartabia – mentre fonda un potere ne stabilisce i limiti e i confini, il costituzionalismo è l’arte di stabilire i limiti al potere. È sempre antipatico dire “oltre questo confine non si può andare” ma in fondo è necessario ed è a tutela di tutti».  Nell’intervista la presidente della Consulta ha poi puntualizzato che «i valori della Costituzione non si trasmettono per inerzia da una generazione all’altra, ma vivono e muoiono nella vita della società. Il nostro lavoro è tutelarli nei confronti soprattutto delle azioni del potere pubblico, ma i valori vanno vissuti: solo così la Costituzione può attuarsi in tutte le sue potenzialità».

«I diritti della persona non sono mai assoluti», ha affermato ancora Cartabia, «ma devono essere sempre affermati tenendo conto dei diritti delle altre persone e anche degli interessi generali dell’intera collettività. Il limite è sempre insito nel concetto di diritto». La presidente Cartabia ha quindi ricordato una sentenza della Consulta sul caso Ilva, nella quale «la Corte ha affermato che il diritto assoluto diventa un tiranno», una frase «che può sembrare strana» e che ha spiegato così: «bisognava tenere unito ciò che apparentemente non poteva trovare un contemperamento, la tutela della salute, dell’ambiente, ma anche il diritto al lavoro e i diritti economici dell’impresa. Istanze tutte buone ma che se affermate in modo assoluto rompono il tessuto sociale, e la necessità di bilanciare. Il compito fondamentale è del legislatore – ha affermato la presidente della Corte costituzionale – a noi il compito di controllare che questo bilanciamento sia proporzionato».