Ci ha pensato tutta la notte. E tutta la notte ha trattato per modificare a suo vantaggio l’accordo già siglato dal suo nemico. Non ha ottenuto ciò che desiderava e alla fine la penna è rimasta sul tavolo e la pax russo-ottomana non ha avuto, al momento, il suo visto. Kalifa Haftar aveva chiesto un periodo di riflessione fino a questa mattina prima di firmare l’accordo formale di cessate il fuoco accettato dal suo rivale, Fayez al-Sarraj, ma alla fine ha lasciato Mosca senza firmare il documento negoziato sotto l’egida di Russia e Turchia. L’uomo forte della Cirenaica ha accettato l’invito della Germania a partecipare alla conferenza di Berlino sulla Libia, fa sapere in serata l’emittente tv Al Arabiya. Ma resta il fatto che il no alla tregua di Haftar è per Vladimir Putin uno smacco difficile da digerire. Lo “Zar” non è uno che si arrende. Ed è certo che rilancerà. Ecco allora il ministero della Difesa russo, ripreso dall’agenzia Interfax, affrettarsi a puntualizzare che il generale Haftar «ha accolto positivamente» l’intesa su una tregua in Libia «ma prima di firmare gli servono due giorni per discutere il documento con i leader delle tribù che sostengono l’Esercito nazionale libico».

Secondo i media arabi, il generale avrebbe rifiutato di firmare perché l’intesa avrebbe ignorato molte delle richieste del leader della Libia orientale. Secondo Sky News Arabia, nel corso dei colloqui di ieri a Mosca Haftar avrebbe insistito sulle richieste di far entrare le sue truppe a Tripoli e di formare un governo di unità nazionale che ricevesse il voto di fiducia da parte del parlamento di Tobruk. Il generale avrebbe anche chiesto un monitoraggio internazionale del cessate il fuoco senza la partecipazione della Turchia e chiesto il ritiro immediato dei mercenari «arrivati dalla Siria e dalla Turchia». Infine, avrebbe insistito sulla richiesta di avere l’incarico di comandante supremo delle Forze armate libiche.

Richieste che per Sarraj avevano l’acre sapore della capitolazione. Per non parlare del suo sponsor turco. Un inferocito Erdogan ha accusato il “golpista” (Haftar) di volere «compiere pulizia etnica» degli eredi dell’impero ottomano di cui «la Libia è stata una parte importante». Ma se Haftar ha abbandonato il tavolo è perché sa che la pax russo-ottomana non era accettata dai suoi sponsor arabi, tutti delusi dall’accordo raggiunto fra russi e i loro nemici turchi. L’Egitto, innanzitutto, che in Libia vorrebbe creare una sua succursale economica: con il controllo dell’economia rimasto al governo di Tripoli, il presidente-generale Abdel Fattah al-Sisi avrebbe avuto difficoltà ad allargare le attività economiche a tutta la Libia.

L’Egitto di Sisi vuole creare uno stato-vassallo in Libia, guarda alla Libia come un forziere. E da al-Sisi si è recato in visita ieri il premier italiano Giuseppe Conte. «Il fatto che non si sia sottoscritta l’intesa, che la componente di Haftar non l’abbia firmata, non deve distrarci, l’importante è che ci sia un cessate il fuoco sostanziale» in Libia, dice dal Cairo il premier italiano. Per quel che riguarda l’incontro sulla Libia in programma a Berlino, Conte ha confermato l’appuntamento. «È appena arrivato l’invito della cancelliera Merkel» per la conferenza di Berlino che «salvo imprevisti si terrà domenica prossima» 19 gennaio. Conte non ha escluso la possibilità di mandare soldati italiani in Libia. «Ne discuteremo a Berlino – ha precisato il premier – e se ci saranno le premesse l’Italia è disponibile. Ma non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro».