La diplomazia italiana si muove per tentare di dare una svolta alla crisi libica. Oggi il premier Giuseppe Conte ha incontrato a palazzo Chigi il generale libico Khalifa Haftar. Nel tardo pomeriggio doveva arrivare a Roma anche il primo ministro della Libia Al Serraj, ma l’ambasciatore libico all’Ue, Hafed Ghaddur, ha riferito alla tv al-Ahrar che il primo ministro rientrerà direttamente a Tripoli dopo gli incontri di Bruxelles.

Secondo quanto riferisce l’Agi citando fonti del governo di Tripli, Al Serraj avrebbe rinunciato all’incontro romano con Conte una volta saputo della presenza nella Capitale del generale Khalifa Haftar, decidendo così di rientrare in patria.

Nella capitale del Belgio il premier libico aveva incontrato nel primo pomeriggio il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, quello dell’Europarlamento, David Sassoli, e l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell.

SERRAJ INCONTRA I VERTICI EUROPEI – Da parte del premier libico Al Serraj, subito dopo l’incontro di Bruxelles definito con i giornalisti “molto produttivo”, sono arrivate parole dure nei confronti dell’avversario Haftar. “Abbiamo il diritto di concludere trattati e convenzioni con chi vogliamo – ha ricordato il premier – Lo abbiamo fatto in trasparenza. Non abbiamo raccolto mercenari, né combattenti del Sudan o del Ciad. Siamo determinati a proteggerci e nessuno ci leverà questo diritto”. A conclusione dell’incontro con Michel, Sassoli e Borrell il premier libico ha spiegato che “le sofferenze del popolo libico devono terminare all’istante. Non vogliamo che la Libia sia terra di escalation o di guerra per procura. La comunità internazionale deve assumersi la propria responsabilità per terminare questa sofferenza”.

Sull’incontro di Bruxelles è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli: “Con il Presidente del Consiglio Nazionale e Primo ministro libico Fayez Mustafa al Sarraj abbiamo esaminato gli sviluppi della situazione in Libia. Ho rinnovato l’appello per uno stop immediato al conflitto militare che arreca soltanto lutti e sofferenze alla popolazione”. Per Sassoli “la soluzione alla crisi non può essere militare ma passa solo attraverso un processo politico inclusivo di tutte le componenti del paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite e senza alcuna ingerenza esterna”.

DI MAIO IN EGITTO -Proprio sul tema della crisi in Libia si è svolto un colloquio bilaterale straordinario tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in missione in Egitto, e il suo omologo locale Sameh Shoukry. L’incontro si è svolto a margine della riunione sul Mediterraneo orientale cui partecipano Italia, Francia, Egitto, Cipro e Grecia.

Mercoledì 15 gennaio lo stesso ministro degli Esteri terrà un’informativa al Senato sulla situazione in Iran, Iraq e Libia. A comunicarlo all’aula è stata la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati dopo la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama.

L’APPELLO DI ERDOGAN E PUTIN – I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno lanciato un appello per un cessate in fuoco in Libia a partire da domenica 12 gennaio. Putin si trova a Istanbul, dove con Erdogan ha inaugurato il gasdotto TurkStream.

A comunicare l’appello di Putin ed Erdogan sono stati il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e l’omologo russo Sergey Lavrov, parlando con i giornalisti a Istanbul. La Turchia sostiene il governo libico di unità nazionale guidato da Fayez al-Sarraj, con sede a Tripoli e riconosciuto dalla comunità internazionale, e ha già cominciato a inviare soldati turchi per funzioni di addestramento e coordinamento. La Russia, invece, sostiene le forze rivali a Tripoli, cioè quelle del generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est della Libia. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa di Stato turca Anadolu, Erdogan e Putin in una dichiarazione congiunta hanno affermato di essere impegnati per la “sovranità, indipendenza, integrità territoriale e unità nazionale” della Libia.