Che la crisi fosse nell’area e che qualcosa stesse per accadere è stato evidente nei giorni scorsi. Poi nelle ultime ore l’aviazione di Haftar ha accelerato il ritmo delle sue operazioni, con un possibile effetto negativo sulla missione diplomatica che il 7 gennaio 4 ministri degli Esteri della Ue, sollecitati dall’italiano Luigi Di Maio, dovrebbero tenere a Tripoli. I ministri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito assieme al rappresentante Ue Josep Borrell hanno in agenda una missione che ormai si dovrebbe tenere in una condizione di crisi sempre più intricata. E intanto invocano cautela.

Forti attacchi militari – All’ordine del giorno la delicata situazione libica. Le operazioni militari che si stanno susseguendo sono drammatiche. L’aeroporto di Tripoli è chiuso, da più di 48 ore il generale Haftar lo bombarda, non è chiaro se la sua milizia garantirà una tregua in tempo per effettuare le piccole riparazioni necessarie sulla pista che è stata danneggiata. Inoltre il bombardamento dell’Accademia di polizia è il più grave attacco aereo di Haftar dall’inizio dell’assedio a Tripoli, il 4 aprile scorso. Il generale non riesce ad entrare in città, le milizie alleate di Serraj riescono a tenere i suoi mercenari alla periferia. Ma Haftar bombarda pesantemente dall’aria.

Attacchi nei giorni precedenti – Oltre a colpire con razzi Grad l’aeroporto “Mitiga” di Tripoli, il generale sabato ha compiuto anche un attacco con droni a una caserma della milizia “Nawasi” all’interno della base navale di Abu Sitta. È la base in cui è ormeggiata la nave della Marina Militare italiana che offre assistenza tecnica alla guardia costiera libica.

Sfide a distanza –  Gli attacchi si consumano anche a distanza a suon di parole pesanti tra Turchia e Haftar. Proprio sabato il generale ha alzato i toni della sfida politica contro l’annunciato schieramento di soldati turchi dalla parte di Serraj: “Dichiaro jihad, guerra santa contro il colonizzatore ottomano”, dice il generale. È arrivato a sfidare personalmente il presidente turco Erdogan, dicendo “questo stupido sultano turco ha scatenato la guerra in tutta la regione (…) È un colonialista brutale che vede la Libia come un’eredità storica”. Poi l’ok del parlamento turco che ha dato il via libera all’intervento in Libia ha reso ancora più teso il clima.

Manifestazioni a Tripoli –  a Tripoli milizie e ambienti politici vicini alla Turchia stanno lanciando manifestazioni e contestazioni anti-italiane e anti-europee. Gli slogan dicono che “è tardi, non ci avete difeso per tempo, adesso è inutile che veniate a Tripoli”. A questo si accompagnano le reazioni del Consiglio presidenziale guidato da Fayez Serraj. Il governo di Tripoli dice quello che nei giorni scorsi in Italia ha detto anche l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini. Ovvero “se la Ue si presenta adesso a Tripoli, dopo mesi di assenza, senza uno straccio di idea politica da proporre al governo Serraj, senza una vera iniziativa, allora il viaggio del 4 ministri è inutile”.

La missione di Di Maio in Egitto – In ogni caso il ministro degli Esteri Di Maio sta provando a moltiplicare gli sforzi. Innanzitutto, ha deciso di accettare per l’8 gennaio un invito del collega egiziano Sameh Shoukri: al Cairo parteciperà a un incontro a 5 anche con Francia, Grecia e Cipro. Subito dopo Di Maio ha chiesto incontri anche ai suoi colleghi tunisino e algerino. Volerà a Tunisi e Algeri il 9 e il 10 per rimettere la Libia al centro della politica estera italiana nel Mediterraneo.

L’ammonizione dell’Onu – Intanto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo in guardia la Turchia (senza farne esplicita menzione) dall’invio di truppe in Libia: “Qualsiasi sostegno straniero alle parti in guerra” nel Paese, ha affermato, “non farà che aggravare il conflitto e complicare gli sforzi per una soluzione pacifica”. Guterres ha sottolineato in un comunicato che “le continue violazioni dell’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di sicurezza non fanno che peggiorare le cose”.