A due giorni dalla sentenza dei giudici della prima Corte d’Assise di Roma che hanno condannato a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessando, accusati per la morte di Stefano Cucchi, non si placano le polemiche.

Sul caso del geometra 31enne arrestato il 15 ottobre del 2009 per droga e deceduto una settimana dopo all’ospedale Sandro Pertini di Roma, è intervenuto scatenando una bufera politica il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Adriano Palozzi. Su Facebook il consigliere che ha aderito al movimento ‘Cambiamo’ di Giovanni Toti ha infatti scritto: “Stefano Cucchi ha avuto finalmente giustizia (Bah)! La sorella finalmente è soddisfatta e si lancia in una nuova e brillante carriera politica o nello spettacolo (insomma cerca un modo per guadagnare). Stefano Cucchi sarà anche stato maltrattato e per questo ci sono state delle condanne (giuste? Bah)! Va però ricordato che non parliamo di uno studente modello o di un bravo ragazzo di città bensì di un tossico preso con 20 grammi di hashish e con alcune dosi di cocaina destinate evidentemente allo spaccio e pure abbastanza spocchioso”. “Per carità nessuno può morire e deve morire di botte ma neanche può passare per vittima o per eroe lui e tantomeno la sorella che sta sfruttando il fratello tossico per il proprio successo!”, ha quindi concluso Palozzi. Il post dopo le polemiche è stato rimosso dallo stesso Palozzi.

Parole che hanno provocato la ferma reazione del segretario del Pd Lazio, il senatore Bruno Astorre: “Le parole del consigliere regionale del Lazio Adriano Palozzi contro Ilaria Cucchi sono vergognose – scrive in una nota Astorre – Non varrebbe la pena replicare né fare polemica con chi immagino sia in cerca di visibilità sfruttando il dramma di una famiglia. Voglio, tuttavia, ringraziare Ilaria Cucchi per aver combattuto una battaglia di civiltà, sui diritti che ha aiutato tutto il Paese a compiere passi avanti nelle coscienze di ciascuno perché lo stato di diritto vale per tutti, – conclude Astorre – anche per chi specula sui drammi”.