Una delle grandi promesse della scorsa campagna elettorale, che lo hanno portato a conquistare la presidenza degli Stati Uniti, era quella di costruire un muro al confine col Messi a difesa dei suoi concittadini. Alla fine però Donald Trump è dovuto scendere ad un compromesso diverso e, per salvarsi dalle proteste di massa scoppiata dopo la morte per mano della polizia dell’afroamericano George Floyd, il muro lo ha costruito a difesa della Casa Bianca.

Le foto della recinzione costruita in fretta e furia davanti la residenza dei presidenti per contrastare i manifestanti ha fatto il giro del web, con grande ironia per la retromarcia del tycoon.

Intanto in un Paese segnato da violenti scontri il presidente Donald Trump soffia sul fuoco delle contestazioni attirandosi le critiche sia dei precedecessori, Jimmy Carter e Barak Obama che, da ultimo, dell’ex capo del Pentagono James Mattis che ha accusato il tycoon di essere “divisivo” e di “deridere la Costituzione”. Subito è arrivata la replica del presidente che nei giorni scorsi si è scontrato anche con l’attuale segretario alla giustizia Mark Esper sullo schieramento dei militari per sedare le proteste. “Probabilmente l’unica cosa che Barack Obama e io abbiamo in comune è che entrambi abbiamo avuto l’onore di licenziare Jim Mattis, il generale più sopravvalutato del mondo”, ha scritto Trump rigorosamente su Twitter, “Ho chiesto la sua lettera di dimissioni e mi sono sentito benissimo”.

Sul tema il fronte dei repubblicani si è spaccato. Molti senatori hanno difeso l’operato del tycoon dalle critiche di Mattis, mentre la senatrice Lisa Murkovski si è schierata con l’ex capo del Pentagolo, giudicando le sue parole “vere e oneste”.