The right way, la via giusta. Kemi Badenoch, leader dei Tories, dopo mesi di incontri in lungo e in largo per il paese, è convinta che la strada per un ritorno dei Tories a Downing Street sia tracciata. E lo ha scritto in un documento programmatico che smonta punto su punto, le politiche laburiste di questi anni e attacca ad alzo zero il neo premier Andy Burnham. L’ex sindaco di Manchester è arrivato a Downing Street nell’estate del 2026 con un sorriso, una luna di miele e nessuna diagnosi. Badenoch gli risponde ora con un libretto di cento pagine, «The Right Way», che fin dalla prefazione colpisce dove fa male: il leader laburista ha una teoria della politica nata dal mestiere di sindaco, quello di chi diventa popolare decidendo come spendere soldi raccolti da altri. Un primo ministro non ha questo lusso: deve trovarli, quei soldi, pagare gli interessi sul debito, tenere a bada il welfare e creare le condizioni perché la crescita avvenga davvero.

Il resto del documento è la demolizione sistematica di un’illusione: che la crescita la crei il governo. La «public control» di Burnham, scrive Badenoch, è un eufemismo per più Stato, più regole, più burocrati che decidono al posto di famiglie e imprese. Non c’è nulla di nuovo nel «Manchesterism» esteso all’intero Paese: tassare di più «i ricchi», nazionalizzare l’industria caduta in disgrazia del momento, sperare che vada meglio della volta precedente. Non andrà meglio. British Steel, nazionalizzata per evitarne la chiusura, brucia circa 1,3 milioni di sterline al giorno di denaro pubblico. Il governo crea il problema, poi si presenta come la soluzione. I numeri della Gran Bretagna laburista sono un atto d’accusa. Nel 2024 il PIL è cresciuto dell’1,1%, quello pro capite zero: il Paese si allarga, i britannici non si arricchiscono. Nell’anno chiuso a marzo 2026 lo Stato ha speso 97,6 miliardi di sterline in interessi a fronte di 124,8 miliardi di nuovo debito: si chiede un prestito per pagare la rata della carta di credito. La pressione fiscale corre verso il 38,5% del PIL, la spesa pubblica sfiora il 45%. E la Civil Service, cresciuta da 384.000 a 524.000 dipendenti in dieci anni, non ha migliorato un solo servizio.

Il momento più rivelatore arriva però alla Camera dei Comuni, il 9 settembre. Mentre un drone carico di esplosivo viene trovato all’aeroporto di Lipsia, hacker presumibilmente legati all’Iran fermano per quattro giorni un produttore elettrico britannico e la Royal Navy pedina giorno e notte le navi di Mosca nella Manica, Burnham dichiara che la sicurezza nazionale «non può andare a scapito della sicurezza sociale». Il welfare, intanto, è passato da un terzo a quasi metà del bilancio. Stessa situazione sul fronte interno. Tra il 2018 e la fine del 2025 è stato rimpatriato appena il 4% di chi era sbarcato con i barchini. Il 55,3% dei furti nei negozi viene archiviato senza un sospettato. Il conto non sparisce: lo pagano il negoziante, il pendolare, il contribuente, la maggioranza che rispetta la legge. Il merito di Badenoch è non fermarsi alla polemica con l’avversario. I conservatori, ammette, hanno promesso meno immigrazione senza una strategia, hanno votato il Net Zero con un dibattito di novanta minuti e senza un piano dei costi, sono usciti dall’Unione Europea senza il programma economico che avrebbe dato senso alla Brexit. La formula è spietata: il Labour sbaglia quando segue i propri principi, i Tories quando dimenticano i loro.

Resta una domanda che il libretto non può eludere: perché gli elettori dovrebbero credere che stavolta sia diverso? Badenoch risponde con il metodo, non con le promesse. Prima i principi, poi la diagnosi, infine le politiche. Uno Stato forte, non grande: capace di difendere i confini, punire chi viola le regole, costruire infrastrutture senza impiegare sedici anni e 359.866 pagine di autorizzazioni per un tunnel sotto il Tamigi. È un’«offerta d’apertura», non un programma, e su questo punto gli avversari avranno buon gioco a chiederle i dettagli. Ma tra un premier che scambia la spesa per una politica e un’opposizione che almeno si chiede che cosa abbia rotto il Paese, la scelta, per una volta, non è tra due versioni dello stesso consenso.