È un incubo durato più di 3 anni quello vissuto da Dario Di Matteo, 42 anni, ex sindaco di Teverola, nel casertano, da giugno 2015 ad agosto 2018. Nel febbraio 2017 Di Matteo venne arrestato insieme a un altro sindaco del casertano con accuse gravissime: induzione alla corruzione per una sponsorizzazione legata alla scuola pubblica, per attività di sensibilizzazione alla raccolta differenziata e di aver usato la sua carica per far assumere alcune persone da lui segnalate dalla ditta che si occupa di raccolta di rifiuti. Scattò l’arresto e 7 giorni in carcere. Ma subito dopo il primo interrogatorio di garanzia i giudici capirono che c’era qualcosa che non andava e che le accuse contro di lui erano infondate. Passò agli arresti domiciliari per altri 7 giorni. Poi fu scarcerato in assenza di prove della sua colpevolezza e dopo 3 anni definitivamente assolto. Tra una decisione dei giudici e l’altra avveniva l’evento più importante della sua vita: stava diventando padre. La sua prima figlia è nata giusto mentre lui era agli arresti domiciliari. Prigioniero di casa sua non potè andare all’ospedale e partecipare a quell’evento che nessuno più potrà restituirgli.

“La mia è stata una vicenda assurda e triste che ha connotato il mio mandato di un’esperienza che nessun sindaco innocente dovrebbe mai subire”. Dario Di Matteo ha la voce spezzata nel ricordare e raccontare quei giorni terribili. La notizia volò di giornale in telegiornale, locale e nazionale. “È un’esperienza quella del carcere che lascia una ferita che non si rimarginerà mai più”, racconta l’ex sindaco che finì agli arresti il giorno prima del suo compleanno. “In queste situazioni si crolla ed è difficile affrontare un interrogatorio di garanzia a 48 ore da un’ordinanza di custodia cautelare. È quasi come morire ma devi avere la forza di dimostrare da subito quelli che sono i fatti, difenderti e dare subito le prove della tua innocenza”, racconta e negli occhi gli passano davanti tutti quei momenti drammatici.

LA NASCITA – Il giudice per le indagini preliminari sostenne che c’erano troppe lacune e concesse a Di Matteo gli arresti domiciliari. Si ritiene “un fortunato” perché il suo arresto è durato solo 15 giorni nonostante tutto. Il tribunale del riesame di Napoli ha annullato completamente l’ordinanza di carcerazione. Una misura cautelare che però ha impedito a Di Matteo di vivere il momento più bello della sua vita: la nascita di sua figlia. “Una condanna che non si potrà recuperare mai più – dice l’ex sindaco – Un figlio che nasce è irripetibile. Mi ha fatto rabbia perché era una cosa che si poteva evitare. Perché giusto in quei giorni doveva essere emessa l’ordinanza di custodia cautelare? Perché non la settimana dopo?”.

Di Matteo ricorda quei giorni e la solidarietà che soprattutto le mamme di Teverola gli manifestarono. Appesero striscioni per dargli coraggio e fiducia, manifestarono sotto il palazzo del Comune e iniziò una pioggia di messaggi di vicinanza. Soprattutto le mamme non potevano sopportare che al loro sindaco era stato impedito di partecipare a un momento così bello e importante come la nascita della sua bambina.

NUOVE ELEZIONI – Una volta conclusasi la vicenda Di Matteo è tornato a esercitare il suo ruolo di sindaco di Teverola. “Vi posso garantire che non è stato facile ritornare al lavoro dopo tutto quello che era successo – spiega – non avevo più quella serenità, quella tranquillità e quell’equilibrio per poter operare. Anche se sapevo di operare nella legalità, trasparenza e con la coscienza a posto tutto quello che era successo era diventato invalidante”. Poi nel maggio 2019 Teverola è tornata alle urne. Di Matteo si è nuovamente candidato ma la sua vicenda giudiziaria ha pesato con evidenza sul risultato elettorale. “Alcuni miei competitor hanno strumentalizzato la mia vicenda gridando a gran voce che la loro fedina penale era immacolata e la mia no”. L’ex sindaco era infatti in attesa che il processo si chiudesse in via definitiva, cosa che è accaduta tre anni dopo. “Le elezioni poi le abbiamo perse per 200 voti”.