La regola era chiara sin dall’inizio: nessun giornalista avrebbe potuto rivolgere domande ad Aurelio De Laurentiis. Ciò non è bastato per evitare che, durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Gennaro Gattuso, il presidente del Napoli incorresse in una sgradevole caduta di stile. A un giornalista che gli chiedeva di derogare al divieto, De Laurentiis ha risposto: “Fammi fare la domanda da Bàrbano… Barbàno, come cazzo si chiama”. La stoccata era indirizzata al vicedirettore del Corriere dello Sport, Alessandro Barbano, ed è stata immortalata in un video che ha fatto rapidamente il giro del web: immagini che testimoniano quanto, all’indomani dell’esonero di Carlo Ancelotti, il clima in casa Napoli risulti ancora teso.

A provocare (involontariamente) l’episodio è stato Antonio Giordano, cronista del Corriere dello Sport, che a De Laurentiis ha chiesto la possibilità di formulare una domanda “alla luce di 15 anni di conoscenza”. Storica firma del giornalismo sportivo napoletano, Giordano segue da tempo le vicende del Napoli. Ciononostante De Laurentiis ha pensato bene di rispondere prendendosela col vicedirettore del Corriere dello Sport. Imbarazzato anche Gennaro Gattuso che, alle parole di De Laurentiis, ha allargato le mani e voltato lo sguardo quasi a voler prendere le distanze da quell’attacco gratuito a Barbano. Ma che cosa c’è dietro l’atteggiamento di De Laurentiis? “Il nostro giornale analizza le vicende del Napoli in modo rigoroso e talvolta severo”, precisa Giordano. Al patron azzurro non sarebbe andato giù un passaggio di un pezzo in cui Barbano lo ha recentemente paragonato a Claudio Lotito, numero uno di Lazio e Salernitana: “I due presidenti – ha scritto il vicedirettore del Corriere dello Sport – talvolta varcano il confine del buon gusto e sconfinano nel qualunquismo o, peggio, nel pregiudizio”. Insomma, quella di De Laurentiis altro non sarebbe che allergia alle critiche.

Dalle parti di Castel Volturno, dunque, i nervi sono ancora a fior di pelle. L’esonero di Ancelotti e la conseguente scelta di Gattuso come guida tecnica del Napoli giungono al termine di un periodo tribolato che dura dal 5 novembre scorso, quando i giocatori si sono rifiutati di andare in ritiro. Di chi è la colpa del fallimento? “Si è chiuso un ciclo e nessuno se n’è accorto – spiega Antonio Giordano – I giocatori vanno venduti quando ricevono offerte allettanti oppure bisogna rinnovare loro il contratto per tempo, se si vuole evitare che l’ambiente venga destabilizzato“. Le responsabilità della società, però, si sommano a quelle di allenatore e calciatori: “Ancelotti, che resta un pezzo di storia del calcio mondiale, ha sbagliato nella scelta di certe formazioni – aggiunge Giordano – ma anche i giocatori, che si sono ribellati alla prospettiva del ritiro, sono indifendibili“. Perciò, oltre che sull’aspetto tecnico, Gattuso dovrà lavorare su quello psicologico: “Per questo Napoli avrei ingaggiato un altro allenatore – conclude Giordano – Si chiama Sigmund Freud, ma purtroppo non è sul mercato“.