Diciotto mesi da allenatore del Napoli. Oltre 540 giorni in cui Carlo Ancelotti in 73 gare disputate ha raccolto 38 vittorie (poco più della metà), 19 pareggi e 16 sconfitte; 127 i gol fatti, 73 quelli subiti. Proprio quest’ultimo dato lascia intendere le difficoltà nel dare un equilibrio alla squadra. Il suo Napoli ha subito in media un gol a partita. Numeri che fotografano le difficoltà emerse in questo arco di tempo. Con Ancelotti in panchina, il Napoli, statistiche alla mano, partiva da 0-1 e nel calcio, almeno in Italia, i campionati si vincono non subendo gol.

NUMERI IMPIETOSI – Se nella prima stagione il bilancio, almeno per le casse societarie, è da considerarsi positivo (secondo posto acquisito già a gennaio, nonostante la distanza siderale dalla capolista Juventus, sfortunata eliminazione in Champions League in un girone di ferro e quarti di finale di Europa League), in questa prima metà di campionato Ancelotti paga l’eccessiva quantità di punti lasciati per strada. Dopo 15 giornate il Napoli si ritrova al settimo posto a -17 dalla capolista Inter, -15 dalla Juve seconda, -12 dalla Lazio terza e -8 da Cagliari e Roma appaiate al quarto posto.

La zona Champions non è lontanissima ma l’ultima vittoria in campionato risale al 19 ottobre scorso (Napoli-Verona 2-0). Poi quasi due mesi di buio totale (7 gare disputate con cinque pareggi e due sconfitte) con una data chiave per la ‘rottura del giocattolo‘: il 5 novembre. Dopo Napoli-Salisburgo di Champions, i giocatori rifiutano di tornare in ritiro a Castel Volturno e segnano di fatto una spaccatura irreversibile con società e allenatore.

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ALLENATORE NEUTRALE – L’ammutinamento di Insigne e co. ha fatto perdere il controllo dello spogliatoio a un allenatore che nella sua carriera ha vinto tutto (e con più squadre) ma a Napoli non è riuscito, nell’arco di 18 mesi, a dare una identità alla squadra. In quei giorni ‘caldi‘ Ancelotti non ha fatto valere quel peso, quel carisma che tutti gli accreditavano. Certo in queste prime 15 giornate di campionato è girato tutto storto, dalla sfortuna per i troppi legni colpiti (e per l’autogol di Koulibaly allo scadere contro la Juve) alle decisioni arbitrali discutibili che hanno condizionato l’esito di alcune partite (non solo Napoli-Atalanta), ma la costante, tuttavia, sono le troppe formazioni cambiate, l’insistenza su un modulo (il 4-4-2) che non esalta le caratteristiche di una rosa buona, promettente (certo non eccezionale) ma che, se messa in condizione, può esprimersi al meglio.

Ecco “Re Carlo” questo non l’ha fatto. Dall’alto della sua esperienza, della sua bacheca piena di trofei, delle sue avventure alla guida di Parma, Juventus, Milan, Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco, non è riuscito a trovare la ricetta giusta per far decollare una squadra che da gennaio scorso (quasi un anno) ha una media punti da metà classifica.

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LACRIME DA COCCODRILLO? – Nelle ore successive al suo esonero, sono arrivati i messaggi di gratitudine da buona parte dei suoi giocatori e in special mondo da chi nell’ultimo periodo ne ha bocciato la gestione. L’abbraccio di Callejon, le parole di Insigne, raccontano ai tifosi un’altra verità e cioè quella che Ancelotti sia stato allontanato dalla società e non dai giocatori. La verità, in attesa di una scelta comunicativa migliore da parte del club di De Laurentiis, sta nel mezzo. Da una parte Aurelio De Laurentiis è corso ai ripari per la preoccupante caduta libera in Serie A, dall’altra i giocatori, capitan Insigne su tutti, hanno più volte manifestato il proprio scetticismo sul modulo tattico e sull’eccessiva turnazione della rosa. Una cosa però deve essere chiara: non è stato il solo Insigne a giocare un ruolo decisivo nell’esonero di Ancelotti. Lo spogliatoio è composto da 25 giocatori e non ci sono, almeno in casa Napoli, atteggiamenti dispotici.

LA SENTENZA DEL CAMPO – La verità è che ad esonerare Ancelotti è stato il campo. Basta rileggere i numeri riportati sopra per rendersi conto del rendimento non all’altezza avuto dal suo Napoli. Così come accadde anni fa con Benitez, bravo a portare a Napoli giocatori di spessore (sempre però con i soldi investiti dalla società, ingaggi compresi), e a vincere due trofei (Coppa Italia e Supercoppa), altrettanto meno però a centrare l’obiettivo minimo chiesto dalla società: la qualificazione in Champions, utile a garantire le giuste risorse economiche per continuare il percorso di crescita.

Il Napoli adesso riparte da Rino Gattuso, probabilmente la scelta migliore in questo momento. Serve una scossa, i tifosi vogliono vedere in campo gente che lotta, maglie sudate e su questo l’ex allenatore del Milan può dare il contributo giusto.