“Se aprono alla mobilità fra i piccoli comuni a Palazzo Chigi devono aprire un reparto psichiatria”, lo ha detto Vincenzo De Luca, in un’intervista a Fabio Fazio durante Che Tempo che fa. Senza mezzi termini il Presidente della Campania: “Se apriamo la mobilità ai piccoli comuni parliamo di 10 milioni persone e non ci sarà niente da fare. Avremo una terza ondata. Senza rigore in queste due settimane la terza ondata arriverà e sarà più virulenta – ha aggiunto – perché apriamo le scuole e perché arriverà il picco dell’influenza stagionale”.

Non si è risparmiato nelle critiche al governo, da esponente comunque del Partito Democratico, e ha descritto la squadra con “tre o quattro ministri di grande valore, il resto è arte povera”. Così come soltanto una “marchetta” l’algoritmo di 21 parametri che serve ad assegnare le Regioni tra le tre diverse fasce di rischio, Rossa, Arancione e Gialla.

Nelle scorse settimane il governatore aveva già ampiamente criticato le Regioni del Nord accusandole di spingere per passare in fasce con meno restrizioni. “Dobbiamo parlare ai nostri concittadini un linguaggio di verità: se vogliamo goderci il Natale da metà gennaio apriremo le porte delle terapie intensive e quelle dei cimiteri ad altri 10mila morti“, ha aggiunto sulle prossime festività.

Quindi è passato a parlare del Recovery Fund bollando come “demenziale” l’ipotesi di affidare a tecnici e commissari la gestione: quei soldi andrebbero gestiti da chi sa trasformare le carte in atti, e quindi dall’amministrazione pubblica e dalla politica. E poi è tornato a fare un appello a favore del Sud, degli amministratori e ministri del Sud, affinché si faccia battaglia per non farsi sfuggire i fondi europei. Ha parlato di nuovo di “furto”. La parte di prestiti a Fondo Perduto è possibile per tre ragioni, ha spiegato il governatore: divario del pil, popolazione, disoccupazione. La convergenza dei tre fattori, dell’assegnazione dei fondi, è possibile per via proprio del Sud: il 34% dovrebbe andare al Nord e il resto al Sud, non il contrario.

 

Vito Califano