C’è un’emergenza doppia nella giustizia italiana. E sta nel fatto che essa violenta le libertà individuali mentre a patirne sono perlopiù i poveri. Non soltanto, ovviamente: ma di fatto è lì, dove c’è povertà, dove c’è emarginazione, dove c’è arretratezza culturale, è lì che più fortemente si scarica l’ingiustizia dell’ordinamento. E l’emergenza di questa doppia ingiustizia non è senza causa: ne ha una molto precisa e risiede nella speciale concezione dei diritti di libertà a destra e a sinistra, una concezione diversa ma che nei due casi conduce identicamente al sacrificio dei diritti dei più bisognosi, dei più deboli.

Se non c’è né a destra né a sinistra sufficiente attenzione per i diritti di libertà è perché a destra essi sono concepiti come accessori garantiti dal censo mentre a sinistra sono considerati sostanzialmente irrilevanti o in ogni caso recessivi in favore di acquisizioni diverse (uguaglianza, progressione sociale tramite assistenza pubblica e via di questo passo). Il risultato ai danni della vittima principale, e cioè la povera gente, è tuttavia lo stesso: essa non trova protezione a destra perché lì il fervore garantista si eccita a patto che in gioco sia la libertà dei galantuomini, che vuol dire i ricchi; e non trova protezione a sinistra perché lì quel fervore non si eccita proprio. E nei due casi, appunto, a rimetterci sono i poveracci.

La connotazione sociale, classista e dopotutto antidemocratica del maltrattamento delle libertà, di cui soffrono innanzitutto i ranghi bassi della società, non impensierisce il garantismo discriminatorio della destra né l’equanimità illiberale della sinistra: e il risultato identico è quello lì, con i poveri che identicamente sono estromessi dal godimento pieno dei diritti di libertà perché essi sono alternativamente un lusso da garantire a pochi (destra) o una cosa senza importanza da non garantire a nessuno (sinistra). Le carceri sono piene di poveri. E a riempirle di poveri è la combinazione condannatoria dell’apartheid liberale di destra con il sostanziale indifferentismo della controparte.