Scampia ci ha già stupito molte volte per il modo con cui scardina i luoghi comuni in punta di piedi. Lo ha fatto anche stavolta, in piena emergenza Coronavirus, restando a casa e rispettando le regole. Incontrare qualcuno per le strade è un miraggio. Ma questa desolazione, in una periferia come Scampia porta a delle reazioni a catena che a lungo andare, come si prospetta essere, saranno devastanti.

LA QUARANTENA IN PERIFERIA – Quello che spesso rischia di essere un “non luogo” che a volte disorienta anche Google Maps, con tutto chiuso diventa impossibile da vivere. Lo racconta Barbara Pierro, presidente dell’Associazione “Chi Rom e…Chi no” che opera a Scampia da oltre 20 anni. “Le periferie rappresentano in questo momento l’emblema, la lente di ingrandimento per tutta una serie di marginalità sociali che il decreto ‘Cura Italia’ non ha preso in considerazione”, ha detto. Barbara parla di “tematiche fondamentali” che con la sua associazione e tutta la rete sociale di Scampia denuncia a voce alta, facendosi portavoce di tante storie marginali di persone con cui è in contatto. “Il diktat ‘restiamo a casa’, ad esempio, rischia di diventare una formula vuota di contenuto e anche un po’ retorica benché necessaria e fondamentale, per tutti coloro che una casa non ce l’hanno. Per chi la casa rappresenta un luogo di marginalità e sofferenza come le donne vittime di violenza”.

IL REDDITO – Nel decreto ‘Cura Italia’ non c’è riferimento a tutta una fascia della popolazione che soprattutto in una periferia come Scampia vivono di economie informali. Basta pensare ai garzoni dei bar, chi aiuta in casa per le faccende domestiche, chi lavora al nero o fa lavori saltuari come gli operai nei cantieri. Un problema grosso se si conta che a Scampia il 40% della popolazione è disoccupata. “Oggi, dovendo restare a casa, a lavorare non ci possono andare. A loro andrà tutto bene? – continua Barbara che ha il piglio di chi lotta da anni per i diritti dei più deboli – speriamo che per queste persone intervengano misure a sostegno. Altrimenti queste persone saranno costrette a violare l’obbligo di stare a casa. Per loro l’emergenza rischia di essere un vero dramma”.

LA SCUOLA – Da anni a Scampia si lotta duramente per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica. I ragazzi abbandonano prematuramente i banchi e l’opera di insegnanti coraggiosi li riporta con fatica e perseveranza in aula. La formazione online proposta da tutte le scuole è un valido punto di riferimento per tutti gli scolari che restano a casa. Ma non per tutti. “A Scampia intere famiglie hanno un grado di alfabetizzazione molto scarsa – continua Barbara – Non tutti i genitori riescono a seguire i propri figli negli studi. Chi non ha il computer o banalmente copertura di rete, come farà?”. A Scampia, come in altre periferie italiane, succede anche questo.

SUOR EDUARDA È ONLINE – “Il giardino dai mille colori”, ludoteca di Scampia gestita dall’energica Suor Eduarda, della congregazione delle suore della Provvidenza è un luogo colorato e sempre pieno di risate e grida di bambini felici. Oggi è silenzioso e vuoto. A riempirlo ci pensa Suor Eduarda con la sua premura per tutti. Non può più svolgere le attività di mattina e pomeriggio e dunque si è industriata a far sentire la sua vicinanza ai bambini e alle famiglie via Whatsapp o via Facebook. Mostra orgogliosa la favola del Coronavirus, un video online utile a far capire ai bambini in modo tenero l’emergenza che l’Italia sta affrontando. “Proponiamo giochi, esercizi, narrativa per sottolineare che vogliamo stare loro vicini e continuare il nostro contatto con loro anche in questo momento”, racconta Suor Eduarda che quando parla dei suoi bambini si illumina di luce e gioia. La sua ludoteca in questi giorni è un continuo viavai di rom che dal confinante Campo di via Cupa Perillo vengono per chiederle qualsiasi cosa: cibo, pannolini, acqua, medicine o anche solo un consiglio o una parola di conforto. Suor Eduarda ne ha per tutti e il suo instancabile impegno per la comunità Rom continua anche nell’emergenza.

IL CAMPO ROM – “Non ho soldi e non ho nulla per mangiare”, dice una rom fuori al cancello di Suor Eduarda. Racconta che uno de suoi nipotini ha subito un’operazione da poco, è malato, ma è costretto a restare a casa: una baracca umida e fredda, in cui piove dal soffitto ed è pieno di muffa. “Come faccio a vivere così?”. “Sono doppiamente in difficoltà anche perché in questo periodo non c’è nessuno in strada e non possono chiedere l’elemosina – Spiega Suor Eduarda – Vengono a mancare le cose essenziali per sopravvivere”. “Abbiamo i bambini piccoli, nati quasi tutti prematuri che stanno male – si sfoga una ragazza del campo, già mamma a 20 anni – e non possiamo nemmeno uscire. Non ci serve solo il cibo, ma tante cose per i bambini: medicine, pannolini, acqua e pane”. Al campo di Cupa Perillo ci sono 400 persone, 80 nuclei familiari che versano in uno stato disastroso. Molti di loro sono nati in Italia di terza generazione,  hanno la carta di identità italiana, sono a tutti gli effetti cittadini italiani. Eppure sono esclusi. “Cerchiamo di aiutarli per come possiamo – spiega Suor Eduarda – a questi si sono aggiunte le richieste d’aiuto di alcuni rom del vicino campo di Secondigliano e poi da alcuni abitanti delle Vele. Con quello che mettiamo insieme non riusciamo a dare risposte a tutti”. La rete sociale di Scampia in questi giorni è riuscita a consegnare 80 pasti per 400 persone con molta fatica per soddisfare  bisogni primari di tutti e soprattutto dei bambini. “Qui rischiano fisicamente la vita – racconta Eraldo Cacchione, Gesuita di Milano che prosegue la sua missione a Scampia, mentre con il suo furgone consegna centinaia di mele ai rom – dentro il campo la sanificazione non l’abbiamo mai vista”.

LA SOLIDARIETA’ – “Ci siamo attivati tramite le associazioni del territorio con i padri Gesuiti, i Fratelli delle Scuole Cristiane, noi Suore della Provvidenza, l’Associazione Chi Rom e…Chi no, I Girasoli dell’Est, Arrevutamm, la Cooperativa Occhi Aperti, la Protezione Civile, e tante altre associazioni ed enti che si sono messe insieme per dire: cosa facciamo per aiutare queste persone in questo momento difficile?”, racconta Suor Eduarda. Scampia colpisce ancora per la sua forza di reazione, per la sua resilienza. In tanti stanno rispondendo alla chiamata di solidarietà.

LA BRIGATA BAM – Si chama Brigata di Appoggio Mutuo ed è nata come iniziativa per superare insieme quest’emergenza e le insicurezze a cui i cittadini sono esposti. “Il mutualismo e la solidarietà sono la vera cura” – dicono – “Ci stiamo adoperando affinché nessuno venga lasciato indietro”. La rete di solidarietà si estende con il coinvolgimento diretto di produttori di alimenti. È a disposizione uno sportello di consulenza legale, e saranno presto attivi sportelli di consulenza professionale: medici, pediatri, psicologi, educatori. Tramite Facebook si può aderire e dare una mano come si vuole.

IL CROWDFUNDING – Quella che fanno le associazioni a Scampia non è una semplice denuncia ma una call in action, una chiamata a “fare presto” per trovare una soluzione. “A partire dalla sanificazione di aree cittadine che non devono essere escluse”, dice Barbara Pierro. E lanciano il crowdfounding intitolata “#andràtuttobenema a chi” disponibile sulla piattaforma “Labuonacausa.org”. Si tratta di una raccolta fondi che consente di provvedere all’acquisto di beni di prima necessità: cibo, prodotti sanitari e per l’igiene, medicine. “Un po’ provocatoriamente questo slogan deve arrivare anche agli ultimi, agli esclusi, a quelli che il Governo non prende in considerazione ma che deve fare per andare incontro a esigenze di prima necessità. Speriamo che la solidarietà continui ad arrivare così come è stato in questi giorni”.