Nel carcere è ritornata la calma e si lavora nel rispetto dei ruoli di tutti“. Il Garante della Regione Campania Samuele Ciambriello ha visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere e i padiglioni Danubio Nilo e Tamigi. Il Garante ha ascoltato i detenuti delle diverse sezioni. Nell’istituto sarebbero avvenuti dei presunti pestaggi tra il 5 e il 6 aprile scorso. Agenti sono stati accusati di tortura, violenza privata e abuso di autorità. Gli agenti, secondo le accuse di familiari dei detenuti e l’Associazione Antigone, avrebbero pestato, insultato e minacciato alcuni detenuti “rei” di essersi barricati per protesta nel reparto Nilo dopo che un addetto alla distribuzione della spesa era risultato positivo al Coronavirus.

“Bisogna evitare strumentalizzazioni e polemiche pretestuose – ha spiegato all’uscita Ciambriello – Alla politica dico di non essere né ‘parolaia’ né populista e di mettere in campo progetti concreti per le carceri e gli operatori penitenziari. Esprimo la mia fiducia nell’operato della magistratura e confido nell’accertamento della verità, condizione essenziale per il rafforzamento della giustizia. Anche oggi parlando con alcuni agenti ho manifestato il mio apprezzamento per il delicato e proficuo lavoro che svolgono tutti i giorni. Non ritengo che siano venuti meno gli elementi su cui in questi anni ho fondato il mio giudizio positivo sul loro operato”.

Il Garante ha parlato lungamente anche con il responsabile sanitario del carcere e con i medici e gli psicologi dell’A.S.L. presenti in istituto. “Il clima resta però per certi versi pesante visto che nello stesso luogo si trovano denuncianti e denunciati – ha aggiunto il Garante – Ho verificato che l’acqua dei rubinetti e delle docce è gialla e continua a causare irritazioni cutanee alla popolazione detenuta. Qui come altrove ho constatato che il carcere non può essere solo contenimento ma deve essere soprattutto accudimento, sulla scia del dettato costituzionale che definisce il carcere e le pene come strumenti per rieducare. Per ottenere questo risultato è necessario che vi siano più figure sociali, più educatori, più psicologi, più volontariato e terzo settore che funga da ponte per il post carcere”.