Detenuti in festa nelle celle e fuochi d’artificio all’eterno del carcere fatti esplodere dai familiari. E’ stato accolto così il blitz dei carabinieri nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, che giovedì mattina hanno notificato agli agenti di polizia penitenziaria 57 decreti di perquisizioni richiesti dalla Procura guidata da Maria Antonietta Troncone che sta indagando su presunti pestaggi avvenuti tra il 5 e il 6 aprile. Atteggiamenti violenti adottati per sedare la rivolta dei detenuti esplosa dopo un caso di coronavirus registrato in carcere. Tra le ipotesi di reato figurano anche la tortura e l’abuso di potere.

Una operazione, quella dei carabinieri, che ha fatto storcere il naso ai poliziotti penitenziari, alcuni di loro fermati fuori al carcere per essere identificati. “Esprimo solidarietà ai 57 agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere che ieri si sono visti consegnare un avviso di garanzia per tortura, violenza privata e abuso di potere (e sequestro dei loro cellulari e computer)”. E’ quanto dichiarato dal senatore Luigi Vitali, già sottosegretario alla Giustizia.

BONAFEDE IN SILENZIO – “Non solo essi sono costretti a lavorare in condizioni difficilissime, rischiando quotidianamente la vita e subendo aggressioni fisiche come le cronache ci ricordano, ma anche umiliati nella loro dignità attraverso tali operazioni di controllo che sarebbero avvenute davanti ai parenti dei detenuti secondo modalità non rispettose della privacy e della dignità degli agenti”. “Se ci sono delle responsabilità”, ha continuano il parlamentare, “è giusto che si chiariscano ma il malessere che tutte le parti vivono quotidianamente all’interno delle carceri italiane non può sfociare solo nei confronti di chi fa rispettare la legge. Assordante poi il silenzio del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: nessuna parola quando in piena emergenza Covid-19, nel carcere casertano si scopre che uno dei 400 detenuti è positivo al test: esplode la rivolta ed il giorno dopo, in risposta, arriva una perquisizione. Parte la denuncia dei familiari e scatta l’inchiesta. Ancora nessuna parola dal Guardasigilli ieri quando i 57 agenti esasperati salgono sui tetti del penitenziario per protesta. Se Bonafede c’è, batta un colpo”, ha concluso Vitali.

PG CHIEDE RELAZIONE A PM – Intanto il procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, ha chiesto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e ai vertici regionali dell’Arma dei carabinieri una relazione “dettagliata e urgente relazione su quanto avvenuto fuori dal carcere”. Il riferimento è ai video e alle denunce sindacali che hanno raccontato le “violazioni della privacy e gli accertamenti non rispettosi della dignità degli agenti” nel corso della notifica di decreti di perquisizioni