Paola Viscardi, 28 anni e Martina Svilpo appena di un anno più grande, erano amiche per la pelle. Con una grande passione in comune: la montagna. Sui loro social tutte le foto delle escursioni affrontate insieme, le scalate di tutte le vette d’Italia. Le Dolomiti, le Tre Cime di Lavaredo, l’Alpe Devero nel Verbano, Paola e Martina, zaino in spalla, anche sabato avevano deciso di scalare il Monte Rosa. Con loro l’amico Valerio Zolla, 27 anni, erano salite in vetta.

I tre sono esperti di escursionismo e avevano organizzato tutto nel dettaglio come sempre. Ma a sorprenderli è stato il maltempo che era annunciato ma che è arrivato prima del previsto sorprendendoli poco sotto la Piramide Vincent. Erano equipaggiati per affrontare una giornata di sole. In poco tempo si sono trovati avvolti dalla nebbia, immersi e perduti in una bufera di neve che gli ha tolto la visibilità. A 4.100 metri anche d’estate il freddo, la neve e il vento possono diventare mortali.

Paola e Martina sono rimaste a cercare rifugio mentre Valerio, unico superstite di quella escursione, si è spostato per cercare campo con il cellulare e chiamare i soccorsi. Le ragazze saranno rimaste ferme o addirittura forse non avevano il giusto equipaggiamento aspettandosi un condizioni metereologiche assai differenti. Forse Valerio è riuscito a salvarsi proprio perchè si è spostato in cerca di aiuto.

Fondamentale è affrontare l’alta montagna con capi caldi di riserva nello zaino. “Anche se la gita è di livello facile, è consigliabile prevedere indumenti di riserva: un piumino in più, un secondo paio di guanti, un altro cappello. Deve essere un abbigliamento vicino a quello invernale anche se si è nella stagione estiva. Perché appunto basta bagnarsi e prendere freddo sopra i 4mila metri per correre rischi di assideramento in breve tempo“, spiega a Repubblica la guida alpina dell’Uvgam Davide Frachey, che è anche capostazione del soccorso alpino a Gressoney.

L’esperto parla di rischi e pericoli anche per quelle gite apparentemente facili come quella di sabato. In quel caso è stato il tempo a tirare un brutto scherzo al gruppo e tutto è diventato difficile. “Questa è una stagione caratterizzata da forte instabilità, se il meteo annuncia pioggia o temporali è facile che il brutto tempo possa anticipare. E in alta montagna basta la nebbia per farti perdere completamente l’orientamento e farti andare in tilt”, continua Frachey.

Un gps può aiutare ma non sempre c’è campo. In caso di visibilità ridotta come quello che hanno affrontato Silvia e Martina, bisogna muoversi solo se si è consapevoli di dove si sta andando, seguendo delle tracce o i punti cardinali. In caso contrario la guida suggerisce di rimanere fermi e scavarsi una buca.

Anche questo però non sempre è possibile: “Lo stesso posto può cambiare da una settimana all’altra, se ha nevicato e si hanno 40 centimetri, la buca si scava facilmente. Altrimenti, se c’è stato sole e vento, anche con la piccozza non si riesce”. In ogni caso “Mai stare completamente fermi. Non bisogna addormentarsi, ma cercare di aiutarsi a vicenda per stare svegli. Il freddo intontisce: si entra in una condizione fisiologica di risparmio di energie. Ma è peggio. Quando poi sei assiderato, puoi avere la sensazione di aver caldo e toglierti addirittura i vestiti di dosso“.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.