Novak Djokovic resta in un limbo. Il tennista serbo, numero uno al mondo del circuito Atp, è tornato ad allenarsi regolarmente sui campi dell’Australian Open, il primo torneo Slam della stagione 2022, in attesa di conoscere il suo destino.

I riflettori restano puntati infatti su Alex Hawke, il ministro dell’Immigrazione del governo federale di Canberra che dovrà decidere se espellere il tennista dal Paese, dopo che nella giornata di ieri il giudice del tribunale di Melbourne Anthony Kelly ha assegnato a Nole il primo round della battaglia in corso, consentendo al tennista di restare ‘Down Under’ riconsegnando il passaporto e la possibilità di disputare gli Open.

Hawke che si è preso altro tempo prima di decidere sul caso Djokovic, anche perché il rischio è di una ‘guerra’ anche all’interno dello Stato, uno scontro tra potere giudiziario ed esecutivo.

IL GIALLO DELLA FALSA DICHIARAZIONE DI VIAGGIO – Per rispedire in Serbia il campione il ministro potrebbe fare affidamento su quella che appare come una irregolarità nella dichiarazione di viaggio di Novak Djokovic prima del suo arrivo nel paese.

L’indagine è attualmente in mano all’Australian Border Force: nella sua dichiarazione Nole ha riferito di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti al suo arrivo in Australia. Tramite i social del campione serbo emerge però come il giorno di Natale fosse a Belgrado, dove è stato visto giocare a tennis per strada, successivamente è volato a Melbourne partendo dalla Spagna, dove ha preparato il primo Slam della stagione nei campi di tennis di Marbella, sua ‘sede iberica’.

Il modulo fornito da Djokovic è accompagnato da una avvertenza che sottolinea come fornire informazioni false o fuorvianti costituisce un “reato grave”, punibile anche con sanzioni civili.

IL ‘SILENZIO’ DEI FAMILIARI – Fenomenali nel gridare al complotto contro Nole, paragonandolo a Spartaco e Gesù, i familiari di Djokovic si sono trovati in ben altre difficoltà lunedì, nel corso di una conferenza stampa convocata a Belgrado per discutere del rilascio del tennista.

La famiglia ha infatti chiuso bruscamente la conferenza quando una giornalista ha provato a chiedere conto delle uscite pubbliche risalenti al 17 dicembre, senza mascherina, di Nole. Incontri avvenuti quando il tennista, come emerge dai documenti presentati in tribunale, era già a conoscenza di essere positivo al Coronavirus.

Alla risposta della giornalista il fratello Djordje ha accennato un sorriso e non ha risposto nel merito: “Ok, questa conferenza stampa è stata aggiornata, grazie per la vostra attenzione”, sono state le parole di Djordje, che poi si è alzato in piedi assieme ai genitori cantando una canzone in serbo.

UNA QUESTIONE POLITICA – Sul caso Djokovic ormai da giorni è scesa in campo anche la politica. In Serbia infatti il primo ministro Ana Brnabic si è schierato dal primo minuto accanto al tennista, considerato un vero e proprio eroe in patria.

Come riferito da ‘Perth Now’, l’ufficio del primo ministro australiano Scott Morrison ha spiegato di aver avuto una “telefonata costruttiva” col primo ministro serbo martedì mattina.

Brnabic ha chiesto che al campione serbo numero uno del tennis mondiale venga riservato un trattamento corretto e dignitoso, con il rispetto di tutti i suoi diritti. La premier ha sottolineato in particolare l’importanza della possibilità per Djokovic di potersi allenare e prepararsi fisicamente per gli Open di Australia che si aprono il 17 gennaio, considerando che negli ultimi giorni non lo ha potuto fare. I due capi di governo hanno concordato di rimanere in contatto costante anche nei prossimi giorni.

 

 

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia