Patrizia Cavalli aveva raccontato che a farla poeta era stato l’incontro con Elsa Morante. Aveva riconosciuto nella scrittrice romana la poesia, e lo stesso aveva fatto con lei la scrittrice. Spronandola, ispirandola. “Lei mi ha tirato fuori dalla mia infelicità e mi ha fatto essere poeta”. Ed era diventata lei stessa una delle protagoniste della poesia italiana del secondo Novecento. È morta all’età di 75 anni, in un ospedale, a Roma. Era malata da tempo. È stata tra gli autori più popolari, dalla parola autentica, a metà tra il classico e il quotidiano, con una libertà creativa che non tradiva il rigore stilistico.

Cavalli era nata a Todi, in provincia di Perugia il 17 aprile 1947. Si era trasferita a Roma all’inizio degli anni ’70, per studiare Filosofia. L’incontro con Morante durante quegli anni di studi. La prima raccolta di versi, Le mie poesie non cambieranno il mondo, del 1974, pubblicato da Einaudi, l’aveva dedicato proprio alla scrittrice.

“Dopo un paio d’anni di frequentazioni quasi giornaliere Elsa, andando dal ristorante a Piazza Navona, si ferma all’improvviso e con l’aria più minacciosa della terra mi guarda e dice: ma insomma tu, che fai? Allora non so come mi è venuta questa imprudente e perfida idea di dire, sapendo che per lei la poesia era il massimo: scrivo poesie. Lì è cominciato l’incubo. Mi ha guardato e ha detto: ah sì? beh, fammele leggere, non perché mi interessino dal punto di vista letterario, voglio solo vedere come sei fatta”.

Con la seconda, Il cielo, aveva pubblicato un volume – Poesie (1974-1992) – che comprendeva anche una terza raccolta intitolata L’io singolare proprio mio. Con Sempre aperto teatro, del 1999, ha vinto il Premio Viareggio. La raccolta di prose Con passi giapponesi nel 2020 era arrivata in finale del Premio Campiello. Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue tra cui francese, inglese, spagnolo e tedesco. Nel 2013 è uscito presso la casa editrice statunitense Farrar Straus & Giroux l’antologia My Poems Won’t Change the World: Selected Poems.

L’ultima sua raccolta, pubblicata con Einaudi, era stata Vita Meravigliosa, uscita nel 2020. Cavalli è stata anche traduttrice: per il teatro ha tradotto La tempesta, Sogno di una notte di mezza estate, Otello, La dodicesima notte di William Shakespeare – tutti raccolti in Shakespeare in scena – e Salomè di Oscar Wilde e Anfitrione di Molière. Con la musicista Diana Tejera aveva pubblicato Al cuore fa bene far le scale, Dati Voland, un cd più libro con poesie e musiche originali nate dalla collaborazione tra le due artiste.

Aveva raccontato in un’intervista a Il Foglio che la prima poesia l’aveva scritta in quinta elementare per Kim Novak, dopo aver visto Picnic, ed essersi innamorata. “Del resto la base fisiologica delle mie poesie è fondamentale. Io non sono mai ispirata da una cosa astratta. Non mi ispira un ragionamento, un pensiero – aveva raccontato al quotidiano – ma mi ispira una forma di percezione fisica del suono delle parole e della sensazione che accompagna queste parole, come si incarnano. Non nasce mai una mia poesia da un ragionamento, anche se le mie poesie ragionano molto. La nascita viene da un forte stimolo psichico, nervoso, quasi materiale, e da qui si muove la lingua e va fisicamente dove viene condotta. Questa è l’ispirazione. Non tutti hanno la stessa scaturigine, io ho questa e non è astratta: è fisica, ci sono le persone, l’amore, l’odio, il disprezzo, il gioco, casa mia. Poi grazie alla lingua l’ispirazione prende un corpo, un’evidenza”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.