Silvia Tortora ha seguito le orme del padre e ha sempre continuato a difenderlo, anche dopo la morte del grande uomo di spettacolo, volto della televisione e vittima della malagiustizia. La figlia ha condotto gran parte della sua carriera in Rai, la passione per il giornalismo come la sorella minore Gaia, firma di La7. Si è occupata soprattutto di interviste, documentari, ricostruzioni della storia d’Italia. Era nata dal matrimonio del padre con la seconda moglie Miranda Faracci. È morta la notte scorsa. Aveva 59 anni. Era ricoverata in una clinica a Roma.

Tortora era nata il 14 novembre 1962 nella capitale. Aveva lavorato con Giovanni Minoli a Mixer – dove arrivò nel 1985 e al quale restò indissolubilmente legata – e a La storia siamo noi. Anche la carta stampata nella sua carriera, con la collaborazione con il settimanale Epoche. Ha condotto dal 2009 Big con Annalisa Bruchi su Rai Tre. Aveva pubblicato diversi libri tra cui Cara Silvia, edito nel 2002 da Marsilio, che raccoglieva le lettere che il padre Enzo le scrisse dal carcere.

E proprio con la sorella aveva sempre difeso le ragioni del padre: Enzo Tortora, simbolo della malagiustizia, conduttore tra i più celebri della televisione italiana condannato per associazione camorristica e poi assolto. Una delle pagine più nere della storia della Repubblica, della Giustizia e del giornalismo italiani. Per il soggetto del film Un uomo perbene, di Maurizio Zaccaro, dedicato alla figura del padre, vinse nel 1999 il nastro d’argento al Festival di Taormina.

Dalla corrispondenza in Cara Silvia il dolore di un uomo che era entrato nelle case di tutti gli italiani diventato all’improvviso un mostro, un mafioso, un criminale. Le lettere furono spedire prima dal carcere di Regina Coeli, poi da quello di Bergamo e dalla casa di Milano dove il presentatore scontò gli arresti domiciliari. “Dal mio punto non è cambiato nulla: sono 30 anni di amarezza e di disgusto – aveva dichiarato Silvia in occasione del 30esimo anniversario della morte del padre, nel 1988 – Mi aspettavo una riforma del sistema giudiziario, invece non è accaduto. I processi continuano all’infinito. Anzi in 30 anni c’è stata una esplosione numerica”.

Del 2006 la pubblicazione di un altro libro, Bambini Cattivi, sempre per Marsilio Editore. Per i programmi con Minoli aveva lavorato a grandi ritratti e ricostruzioni dedicati a Mia Martini, Renato Vallanzasca, il terremoto a San Giuliano, la prostituzione minorile, Francesco Totti, Roberto Benigni. Aveva ricevuto nel 2006 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il premio Saint Vincent per il giornalismo. Tortora aveva avuto due figli, Philippe e Michelle, dal matrimonio con l’attore francese Philippe Leroy sposato nel 1990.

Il ricordo di Gianni Minoli

“Una notizia che mi ha lasciato davvero senza parole, era una gran bella persona, solare e disponibile oltre che un’ottima professionista“, ha dichiarato Giovanni Minoli all’Adnkronos. Con la 59enne aveva collaborato a Mixer, a La Storia siamo noi ma “anche al programma Big – La via del cuore, la via della ragione che faceva su Rai3 con Annalisa Bruchi, con la quale l’abbiamo convinta a tornare al lavoro dopo che si era ritirata da tutto. Era una trasmissione in cui si facevano delle interviste con una doppia chiave: quella personale e psicologica e quella politica. Lei faceva le interviste in chiave politica. Ha partecipato per due stagioni, la terza non ha voluto più farla, era diventato difficile anche rapportarsi con lei, era come se si fosse ritirata dalla vita, probabilmente per questioni personali legate alla sua famiglia”. Minoli ha ricordato che la giornalista “nell’ultimo anno stava male, ma non so di cosa soffrisse” e annunciato di essere al lavoro a “un ricordo di lei riproponendo la sua testimonianza sul caso Tortora”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.