Una nuova stagione per la giustizia italiana, in netta discontinuità rispetto alla gestione dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Marta Cartabia, neo ministro della Giustizia, nel corso di un’audizione di fronte alla commissione Giustizia della Camera sulle linee programmatiche del dicastero, ha annunciato il cambio di passo rispetto alla linea turbo-giustizialista tenuta dall’ex ministro pentastellato.

RIFORMA IMPRATICABILE, SI A EMENDAMENTI – L’ex presidente della Consulta, come era facile pronosticare vista la larga ed eterogenea maggioranza a sostegno del presidente del Consiglio Mario Draghi, ha chiarito che una riforma di sistema “non è praticabile” perché “nelle condizioni date la riforma dovrà puntare a interventi mirati”.

La prossima settimana verranno dunque presentati “emendamenti ai testi già incardinati”, perché la titolare del dicastero di via Arenula almeno in parte salva l’operato dell’esecutivo Conte 2 sul tema della giustizia: “Bisogna verificare il lascito del precedente Governo, verificando quel che va salvato o modificato e implementato. Il lavoro svolto non va vanificato ma rimodulato e arricchito anche alla luce di questa maggioranza di governo così ampia”, ha chiarito in audizione la Cartabia.

PRESUNZIONE DI INNOCENZA UN DIRITTO – Ma sui temi di fondo è netto il cambio di passo con Alfonso Bonafede. La ministra ribadisce infatti che vanno messi in campo “tutti gli sforzi tesi ad assicurare una più compiuta attuazione della Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”. Sempre a proposito della presunzione di innocenza, un principio ormai cestinato in Italia da giornali e politici, Cartabia ha puntato l’indice anche sulla “necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici per una effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del nostro sistema costituzionale”.

VALORIZZARE ALTERNATIVE AL CARCERE – Altro punto di discontinuità da parte della Guardasigilli riguarda l’uso, o per meglio dire l’abuso, che si fa in Italia dello strumento della carcerazione. Per Marta Cartabia infatti è “opportuna una seria riflessione sul sistema sanzionatorio penale che, assecondando una linea di pensiero che sempre più si sta facendo strada a livello internazionale, ci orienti verso il superamento dell’idea del carcere come unica effettiva risposta al reato”. Con un parallelo il Guardasigilli ricorda in audizione al Senato che “la certezza della pena non è la certezza del carcere, che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio. Occorre valorizzare piuttosto le alternative al carcere, già quali pene principali. Un impegno che intendo assumere è di intraprendere ogni azione utile per restituire effettività alle pene pecuniarie, che in larga parte oggi, quando vengono inflitte, non sono eseguite. In prospettiva di riforma sarà opportuno dedicare una riflessione anche alle misure sospensive e di probation, nonché alle pene sostitutive delle pene detentive brevi, che pure scontano ampi margini di ineffettività, con l’eccezione del lavoro di pubblica utilità”.

IL CAOS AL CSM – La ministra è quindi intervenuta, discutendo delle linee programmatiche del dicastero, sul caos interno al Csm dopo il divampare del Palamaragate. Una soluzione proposta dal Guardasigilli “potrebbe essere quella del rinnovo parziale del Consiglio Superiore della Magistratura come già avviene per altri organi costituzionali: ad esempio, ogni due anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e la metà dei togati. Una tale previsione potrebbe rivelarsi utile sia ad assicurare una maggiore continuità dell’istituzione, sia a non disperdere le competenze acquisite dai consiglieri in carica, sia a scoraggiare logiche spartitorie che poco si addicono alla natura di organo di garanzia che la Costituzione attribuisce al Csm”.

Resta il dubbio dal punto di vista costituzionale, ha aggiunto Cartabia, se tale obiettivo “obbiettivo sia alla portata di una legge ordinaria, cioè se sia possibile interpretare i “quattro anni” di cui al penultimo comma dell’art. 104 Cost. come riferiti ai membri singolarmente considerati e non all’organo nel suo complesso”.

Le vicende “non commendevoli”, le definisce Cartabia, che hanno riguardato la magistratura col caso Palamara “rendono improcrastinabile un intervento di riforma di alcuni profili del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’ordinamento giudiziario, anche per rispondere alle giuste attese dei cittadini verso un ordine giudiziario che recuperi prestigio e credibilità”.

IL NODO PRESCRIZIONE – Quanto al nodo sulla prescrizione, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, per il Guardasigilli la soluzione sarebbe quella di ‘aggirare’ il problema: “Un processo dalla durata ragionevole risolverebbe il nodo della prescrizione, relegandola a evento eccezionale“.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.