Un punto fermo c’è: l’Unione Europea apre, seppur in parte, alle richieste del Governo italiano di scorporare dal patto di stabilità gli aiuti alle famiglie e alle imprese contro il caro energia. Nella giornata di oggi, la Commissione annuncerà la concessione di uno scostamento di bilancio che potrebbe arrivare fino a 7 miliardi di euro in diciotto mesi cioè fino alla fine del 2027. Con regole ben precise: l’Esecutivo italiano potrà usare questi soldi per favorire l’efficientamento energetico, aumentare l’impatto delle rinnovabili ma non usare le risorse per il taglio delle accise.

Situazione

L’Italia, insieme alla Germania, è tra i Paesi del vecchio Continente maggiormente colpiti dalla crisi energetica innescata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il generale aumento del costo del greggio sta facendo sentire forte l’impatto sui conti delle famiglie. Basti pensare che l’inflazione, in media, è aumentata del 3,2 per cento rispetto al 2025 mentre l’aumento dei costi dei beni ricorrenti è cresciuto del 4,5 per cento. Si tratta di quei prodotti che le famiglie comprano più spesso. Se a ciò si aggiunge la crescita a doppia cifra dell’energia, la spirale inflazionistica è servita. Tanta è vero che, secondo molte previsioni, la Bce potrebbe alzare i tassi di interesse già nella riunione in programma il 10 giugno. In questo contesto complicato, l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha varato un taglio delle accise a marzo. Il provvedimento è entrato in vigore il 19 marzo 2026 e aveva previsto inizialmente uno sconto consistente su benzina e gasolio per un periodo limitato. La misura è stata poi prorogata più volte, ma con importi progressivamente ridotti: nell’ultima versione, valida fino al 6 giugno 2026, lo sconto è stato fissato a 10 centesimi al litro per il gasolio e a 5 centesimi per la benzina. Si è trattato quindi di un intervento temporaneo, non strutturale, pensato per attenuare l’impatto immediato dei rincari su famiglie, imprese e trasporto. Il provvedimento, ad oggi, è costato circa un miliardo.

L’Europa

La flessibilità che l’Europa si prepara a concedere all’Italia non sarà una libertà piena di spesa, ma una deroga limitata e sorvegliata dentro il nuovo quadro dei conti pubblici. Bruxelles dovrebbe consentire al governo di utilizzare una piccola quota dello spazio già previsto per la clausola nazionale sulla difesa anche per alcuni investimenti energetici. La cifra indicata non sarà distribuita su quattro anni come nel caso delle spese militari: il margine dovrebbe valere per un periodo molto più breve, circa 18 mesi, fino alla fine del 2027. Il punto decisivo è che quei soldi non potranno finanziare tagli generalizzati delle accise, sconti sulle bollette o bonus diretti alle famiglie. La Commissione intende autorizzare solo interventi considerati coerenti con la transizione energetica: decarbonizzazione, efficienza, elettrificazione, rinnovabili e riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. Per il governo italiano il vantaggio sarebbe soprattutto contabile: alcune spese già compatibili con questi obiettivi potrebbero essere trattate con maggiore flessibilità nel calcolo del percorso di rientro, alleggerendo temporaneamente la pressione sui saldi. Non si tratta quindi di un assegno europeo, né di nuove risorse regalate da Bruxelles, ma di uno spazio di manovra in più dentro regole fiscali comunque stringenti. La deroga dovrà essere formalizzata e ottenere il via libera del Consiglio, ma il segnale politico è chiaro: l’energia viene riconosciuta come un capitolo strategico accanto alla difesa.

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