Economia
Sconto immediato alle imprese sul prezzo dell’energia con l’impegno a restituire. Come funzione l’Energy Release
Formalmente è un meccanismo di scambio virtuoso per le imprese energivore, nella sua applicazione diventa una bomba a orologeria per le bollette di tutti gli altri. L’Energy Release 2.0 è il meccanismo pensato per alleggerire il costo dell’energia elettrica delle imprese con processi produttivi ad alta intensità energetica come siderurgia, chimica, cartiere, piastrelle, cemento.
Lo scambio consiste in uno sconto immediato sul prezzo dell’energia elettrica per le imprese a fronte di un loro impegno futuro di restituzione dell’elettricità ottenuta a prezzo di cessione concordato di 65€/MWh. Ciò avviene nell’arco di 20 anni a decorrere dall’entrata in esercizio della nuova capacità rinnovabile installata dalle imprese aderenti all’Energy Release 2.0 o da loro appaltata a terzi, per una capacità doppia rispetto al volume di energia a prezzo calmierato.
Pilastro del meccanismo è il GSE che sottoscrive con le imprese selezionate, un contratto per differenza a due vie. Supponiamo che nei primi 3 anni l’impresa acquisti alla borsa elettrica 1 TWh al prezzo di mercato di 100€/MWh sborsando 100 milioni di euro. Gli verranno corrisposti dal GSE 35 milioni di euro quale corrispettivo della differenza tra il prezzo di riferimento concordato e il prezzo di mercato. Se quest’ultimo dovesse scendere sotto la soglia dei 65€/MWh saranno le imprese a corrispondere la differenza al GSE. In cambio di una protezione della competitività industriale per complessivi 23 TWh annui per 3 anni, il sistema energetico Paese ricava sul medio-lungo termine investimenti in rinnovabili pari a un impegno di circa 5 GW di nuova potenza cumulata. Tradotto in altri termini è come se le aziende aderenti all’Energy Release 2.0 sottoscrivessero con il GSE un mutuo da ripagarsi in 20 anni attraverso gli extraprofitti derivanti dalla cessione dell’energia elettrica pulita generata da un nuovo impianto dedicato in parte alla restituzione e in parte all’autoconsumo. Fin qui è comprensibile che la Commissione EU sempre molto occhiuta su qualsiasi forma di aiuto di Stato, non abbia eccepito.
Più incerto invece è il macigno finanziario del piano di rimborso ventennale. Proseguendo con l’esempio, l’azienda energivora che deve restituire al GSE 35 milioni di euro di ricevuti lo fa vendendo sul mercato l’energia prodotta dal nuovo impianto valorizzata ai prezzi correnti di mercato. Nell’ipotesi che per la fase di restituzione del prestito iniziale, il prezzo di mercato coincida costantemente con 65€/MWh, non ci sarà alcuna contropartita monetaria e il debito non verrà ripagato. Se il prezzo di mercato è superiore ai 65€/KWh, supponiamo 90€/MWh, il GSE incamera 25€/MWh di extraprofitto come rate di rimborso. La norma sull’Energy Release 2.0 non prevede né vincolo di prossimità con il distretto industriale, né obbligo di accumulo. Quindi se un’acciaieria nel Bresciano installa pannelli in Sicilia e i picchi di produzione si concentrano nelle 6-8 ore del giorno in cui per eccesso di offerta, il prezzo all’ingrosso è prossimo allo zero, in base alle regole operative, il GSE corrisponde comunque all’azienda un valore prossimo a 65€/MWh. Nonostante che, per evitare sovraccarichi e ai fini della stabilità della rete, la produzione di quelle ore, pagata 65€/MWh dal GSE, molto probabilmente verrà buttata via. È il paradosso in cui è il creditore a pagare il debitore.
Altra singolarità del meccanismo è l’indeterminatezza della rata mensile di restituzione e dell’estensione del periodo di restituzione. Sebbene alla fine dei 20 anni di restituzione è prevista un meccanismo (clawback) per pareggiare le partite opportunamente attualizzate di anticipazione e restituzione, nel caso di differenze residue a carico dell’azienda il periodo di restituzione dell’energia si prolunga fino a conguaglio. Per assurdo, anche nel prolungamento dei termini di restituzione, se i prezzi di mercato sono inferiori a 65€/MWh, il creditore-GSE continua a pagare all’energivoro-debitore 65€/MWh. La garanzia di incassare un ricavo certo (65€/MWh) consente agli energivori la bancabilità dell’impianto. Ma la scommessa che nei prossimi 20 anni il prezzo dell’elettricità sia maggiore del prezzo concordato con l’Energy Release 2.0 quanto pesa a consuntivo sul bilancio del GSE? E sulle bollette di tutti per il vantaggio di alcuni?
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