Nel Cilento, così come alle pendici del Vesuvio, natura è sinonimo di sviluppo. A Napoli, invece, è sinonimo di degrado. Lo testimoniano le condizioni della Floridiana, l’unico polmone verde a disposizione dei circa 50mila residenti nel quartiere del Vomero: chiuso per sei mesi, il parco è stato riaperto parzialmente e molte sue parti versano in pessime condizioni. A tutto ciò si aggiunge la chiusura dell’ingresso di via Aniello Falcone che era stato riaperto non più tardi del 2 giugno scorso. A denunciarlo è Gennaro Capodanno, leader del comitato Valori Collinari e promotore di una serie di iniziative per il completo recupero della Floridiana.

«Siamo quasi a Ferragosto, ma l’odissea della villa continua – spiega Capodanno – Pochissime le persone che possono frequentare la parte del parco resa agibile, con panchine per lo più vuote. Pessime le condizioni nelle quali è stata restituita l’aiuola grande, al centro della quale compare ancora, transennato, il ceppo con le radici di un albero caduto. Tutt’intorno, arse dal sole, zolle di terra battuta ed erba secca per la mancata irrigazione, nonostante l’acceso al prato sia stato oggetto di una prima inaugurazione, avvenuta il 2 giugno scorso, dal solo ingresso da via Falcone». Quest’ultimo varco è stato chiuso a poco più di due mesi dalla apertura. E, pochi giorni fa, un gruppo di visitatori ha trovato l’uscita di via Cimarosa sbarrata ben prima che scoccasse l’orario di chiusura.

«Un abbandono che impone maggior impegno da parte degli uffici competenti – aggiunge Capodanno – Peraltro alcune aree risultano transennate da quasi dieci anni, senza che siano stati avviati i lavori per far sì che le persone possano visitarle in sicurezza, utilizzando i due milioni di euro annunciati nel marzo 2019 e dello stanziamento dei quali, a sedici mesi di distanza, non si sa più nulla». Di qui la proposta: una diversa gestione dell’antico parco borbonico, compreso nel patrimonio del Ministero per i Beni culturali. «Si potrebbe svincolare il parco dal museo Duca di Martina, del quale attualmente è considerato giardino storico annesso, e affidarne la gestione, sulla base di un comodato d’uso gratuito, alla Regione – conclude Capodanno – Così si riuscirebbe a usufruire delle provvidenze economiche messe a disposizione anche dall’Unione europea per i parchi regionali».