Il futuro delle imprese e lo sviluppo della società passa attraverso nuovi modelli organizzativi, l’applicazione e l’adozione delle nuove tecnologie. Si discute dei nuovi modelli d’impresa e di produzione, da tempo sentiamo parlare dell’impresa 4.0 e dell’adozione del sistema di telefonia mobile di quinta generazione (il famoso 5G). Le smart city, l’intelligenza artificiale, il controllo della viabilità, le auto a guida autonoma. È in crescita il settore della prevenzione attraverso l’applicazione di sensori dedicati al monitoraggio.  I ponti autostradali (speriamo presto) verranno monitorati attraverso una rete di sensori, alcuni per monitorare l’usura sono già stati applicati da tempo sui pantografi dei treni ad alta velocità. Altri sensori catturano le informazioni riguardanti l’usura di meccanismi, i dati vengono trasmessi ad un centrale che programma le manutenzioni.

Dove la rete del gas domestica non è presente, sistemi comunicano al gestore quando il “bombolone” sta per esaurirsi. Sicurezza, prevenzione, nuovi modelli di sviluppo, servizi telematici. Sembra proprio che buona parte del nostro futuro debba passare attraverso un rinnovato sistema di telecomunicazioni. È facilmente comprensibile come il settore delle telecomunicazioni sia strategico e fondamentale nel futuro di un Paese, un passaggio obbligato.  Ciò che appare inconfutabile può invece non essere pienamente compreso. Asstel–Assotelecomunicazioni, l’associazione di Confindustria che rappresenta Filiera delle Telecomunicazioni vanta iscritti che complessivamente contano oltre 200mila lavoratori tra diretti e indiretti. L’associazione di categoria rappresenta le imprese che gestiscono reti di e telecomunicazione fisse e radio mobili e servizi digitali accessori, i produttori e i fornitori di terminali-utente, i produttori e i fornitori di infrastrutture di rete, i gestori di servizi di Customer relationship management e di Business process outsourcing.

Il direttore Laura Di Raimondo ha espresso preoccupazione: «In Parlamento è in corso l’esame delle proposte emendative in merito al rifinanziamento delle misure a sostegno del reddito dei lavoratori del settore del call center e del contratto d’espansione presentate nel Decreto Legge Milleproroghe attualmente in esame alla Camera dei Deputati».  L’associazione della filiera delle telecomunicazioni così spiega perché si sente amareggiata”dal comportamento del Governo: la «creazione di nuovi posti di lavoro, la formazione continua certificata e riqualificazione dei lavoratori sono elementi di cui le aziende, a partire da quelle della nostra Filiera, oggi non possono fare a meno, se davvero vogliamo entrare nella nuova era digitale in modo preparato e consapevole. Per queste ragioni siamo sempre più certi che sia necessario rifinanziare il contratto di espansione per il 2020 e successivamente rendere strutturale, cioè permanente, tale misura. In mancanza degli strumenti necessari che consentono la riconversione professionale, nel settore – avverte Laura Di Raimondo – si rischia l’acuirsi di un problema di esuberi».