Non è finito il viaggio tormentoso per la nave Ever Given che a fine marzo è rimasta bloccata nel Canale di Suez. Sebbene le autorità locali sono riusciti a sbloccarla e ripristinare il traffico del canale grazie anche all’aiuto delle condizione metereologiche a loro favore, la portacontainer ora è “ostaggio” degli egiziani. Infatti l’Egitto ha dichiarato che non rilascerà la nave fino a quando i suoi proprietari non pagheranno un miliardo di dollari di risarcimento.

La nave rimarrà qui fino al completamento delle indagini e al pagamento del risarcimento – ha detto Osama Rabie, presidente dell’Autorità del Canale di Suez –  Speriamo in un rapido accordo. Nel momento in cui accetteranno il risarcimento, la nave sarà autorizzata a muoversi“.  La somma richiesta coprirebbe non solo tutti i servizi necessari per la liberazione della nave completamente incastrata nel Canale di Suez per giorni, ma anche le mancate entrate dei pedaggi che le navi che passano per li devono pagare obbligatoriamente.

Le ripercussioni economiche del blocco sono state devastanti. Secondo la Suez Canal Authority (SCA) l’Egitto ha perso 13-14 milioni di dollari di entrate ogni giorno, il canale di Suez è uno dei più importanti punti di passaggio per il trasporto marittimo e collega le fabbriche asiatiche ai clienti benestanti dell’Europa: dal canale transita circa il 12% dei traffici mondiali, parecchia parte a base di petrolio.

La compagnia di navigazione taiwanese Evergreen ritiene di non dover pagare tale somma in quando la portacontainer, partita dalla Cina e diretta a Rotterdam si è arenata a causa di un forte vento. Esattamente come Evergreen anche la SCA non vuole assumersi responsabilità per la messa a terra della nave e in un’intervista a Kyodo News, il presidente Rabie ha ipotizzato che la colpa dell’indicente potesse essere del comandante della nave, sebbene non ci siano prove. Ancora non si sa chi pagherà e che fine farà Ever Given ma una cosa è sicura. Tutt’oggi la nave e tutto il suo equipaggio, composto da 25 persone, sono nel Great Bitter Lake egiziano.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia