Vittorio Feltri, fondatore e direttore editoriale del quotidiano Libero, si aggiunge alle voci in difesa de Il Riformista e del direttore Piero Sansonetti. Il direttore di questo giornale, con un editoriale, ieri ha fatto sapere di essere oggetto di una ventina di procedimenti civili o penali avviati negli ultimi dodici mesi per i suoi articoli. Altre due querele sono arrivate dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, e dall’ex magistrato Guido Lo Forte, per gli articoli sul dossier mafia-appalti. Il consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti ha intanto censurato Sansonetti per un articolo sul ricorso degli avvocati del fondatore e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi alla Cedu per “la porcata” decisa da “un plotone di esecuzione”, come definita dal giudice relatore in Cassazione Franco, della condanna a quattro anni per evasione fiscale.

Il direttore editoriale di Libero ha dedicato al caso un editoriale in prima pagina. Ha paragonato l’Ordine dei Giornalisti all’Unione degli Scrittori dell’Unione Sovietica. “Non è soltanto inutile ma dannoso”, ha aggiunto. Feltri si è dimesso dall’Ordine dei Giornalisti dopo 50 anni nella categoria lo scorso giugno 2020. Da allora è direttore editoriale di Libero, che ha fondato nel 2000.

“Non possedendo la pazienza di aspettare analogo cataclisma, avendo l’età del dattero, me ne sono uscito dalla sopravvissuta sezione italiana, con mio parziale sollievo. E se dico parziale è perché non sono indifferente ad una questione che dovrebbe premere a tutti: tengo alla libertà di parola e di pensiero, che la Congrega cerca in ogni modo di comprimere, punendone uno per educarne maosticamente cento”. E il caso è quello de Il Riformista, e del suo direttore Piero Sansonetti, “un fior di giornalista nonché personaggio televisivo dalle argomentazioni chiare e distinte, una specie di pecora matta della sinistra di cui ripudia il giustizialismo.

La censura, dice Feltri, è “una forma di avvertimento, specie quando si combina, com’è nel suo caso, a una ventina di processi aperti da pm e giudici contro di lui, suscettibili di trasformarsi ognuno in azione disciplinare”. Una minaccia all’articolo 21 della Costituzione che recita che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Il Presidente dell’Ordine Carlo Verna ha osservato che “il complottismo di Sansonetti sfida il ridicolo”.

IL GIORNALE: “IL CASO RIFORMISTA” – Anche il quotidiano Il Giornale con un articolo ha dedicato spazio alla vicenda. Sabrina Cottone ha ricostruito il caso del dossier mafia-appalti, dal quale scaturiscono le querele di Scarpinato e Lo Forte, e si chiede se, queste venti querele, tutte da magistrati, siano un record o meno nella storia dei giornali e dei giornalisti. “Ho 70 anni, faccio il giornalista di opposizione da 45 – ha fatto sapere comunque Sansonetti – mica mi intimidiscono tanto facilmente“.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.