Vittorio Feltri come ha abituato da anni i suoi lettori, non ha peli sulla lingua. Stamattina però si è superato ospite di Massimo Giletti sulla radio Rtl 102.5. Il direttore editoriale di Libero dice la sua sui casi del momento, da Novak Djokovic a Silvio Berlusconi e fino alla corsa al Quirinale.

Feltri commenta il caso del tennista serbo numero 1 al mondo espulso ufficialmente in mattinata dall’Australia e su cui ora pende un tentativo in extremis di ulteriore ricorso. Su Djokovic, costretto ormai quasi ufficialmente a saltare l’Australian Open e che rischia di essere bandito dal paese per tre anni, Feltri afferma: “Penso che abbia commesso un clamoroso errore, mi sembra abbastanza giusto che adesso ne paghi le conseguenze. Le norme valgono per tutti, non si possono fare delle eccezioni solo perché uno è bravo“.

Dopo 60 secondi Giletti vira sulla corsa al Colle, in particolare delle chance di Berlusconi. Ma il centrodestra è davvero così compatto? Chiede il conduttore. “Non conosco queste vicende dall’interno, è difficile esprimere un’opinione. Credo che mandare Berlusconi al Quirinale sia un’operazione più che altro impossibile, perché non mi pare che ci siano i voti a sufficienza per un’operazione simile”.

E ancora, il direttore aggiunge sferzante: “Questo signore ha 85 anni, ha l’età dei datteri, che non sono pochissimi, arriverebbe a fine mandato a 92 anni. Sono convinto che invece sarà Draghi al colle perché non è vero che si debbano sciogliere le camere in questa eventualità, perché toccherebbe comunque a Draghi indicare il nuovo capo del Governo, sceglierebbe presumo una persona che gli garantisca continuità alla politica di Palazzo Chigi che è stata attuata finora. Tra Romano Prodi e Berlusconi non c’è differenza. Perché Prodi può andar bene e Berlusconi no?“, rimarca Feltri.

Quando gli ricordano che Berlusconi è stato chiaro, “se Draghi va al Quirinale andiamo al voto”, il direttore risponde: “Non è un guaio andare alle elezioni. Nelle democrazie succede di votare. La costituzione prevede che il premier possa essere scelto da un cittadino qualsiasi, come è accaduto per Conte, Draghi e Ciampi. La stessa cosa vale per il Quirinale: se la costituzione prevede che debba essere eletto dal Parlamento, è chiaro che il popolo non serve”, conclude Feltri.

Anche Vittorio Sgarbi si è messo a procacciare (al telefono) i voti per leader di Forza Italia, alla ricerca di consensi per l’elezione. Il critico d’arte che si autodefinisce il “centralinista nei colloqui con i singoli deputati”, nonché “l’acchiappa farfalle di Berlusconi” spiega che il Cavaliere “è convinto di avere settanta voti in più rispetto ai numeri del centrodestra”, e si dice scettico: “Ho raccolto solo dieci voti, sarà dura, ma Silvio potrebbe far convergere i suoi su Draghi o Amato”.

Riccardo Annibali