Gli analisti politici italiani, quelli che hanno sempre capito prima degli altri ciò che poi non accade, sono sempre attivi e impagabili: adesso che la candidatura Berlusconi appare forte e non può essere trattata con sufficienza, hanno inventato un nuovo gioco: far finta che si debba scoprire il piano segreto del candidato: che cosa vuole ottenere Berlusconi? Quale sarà la sua vera agenda e anche la sua rubrica telefonica? Risposta ovvia: Silvio Berlusconi è candidato perché pensa di avere tutti i titoli e l’intenzione di essere un buon Presidente. Fine del mistero.

Una delle disgrazie della politica italiana sta nel bullismo di analisti che giocano costantemente la carta di non credere all’evidenza. Berlusconi si ritiene pronto per quel compito. E questo dà molto fastidio ed è comprensibile, ma è così. Vogliamo darci pace? È un desiderio ambizioso? Certamente sì, ma visto il curriculum, è anche proporzionato. Stiamo parlando di un signore che ritenendo la politica del suo Paese prendere una piega rovinosa per la borghesia produttiva, si inventa da un giorno all’altro un partito politico per vincere le elezioni e le vince. Da allora, il sinedrio degli analisti non sa più darsi pace di averle sbagliate tutte. Analisi: quello di Berlusconi è un partito di plastica destinato a sparire in un attimo. È in Parlamento da trent‘anni.

Il gruppetto degli analisti che conoscono sempre un retroscena, o anche due, si chiedono adesso seriamente che cosa nasconderà il disegno di un uomo che voleva governare, e governò più a lungo di qualsiasi altro capo di governo, magari con le mani legate dagli alleati, preoccupati di dover sempre certificare la propria esistenza in vita mettendo i bastoni fra le ruote. Più o meno come accade oggi al governo Draghi. Berlusconi voleva governare e governò rivoluzionando gli schieramenti, dimostrando l’inconsistenza del teatrino della politica. E fin dal primo giorno si beccò avvisi di garanzia che incorniciavano soltanto lo strapotere di magistrati in servizio politico permanente effettivo.
E oggi? Oggi che le azioni di Berlusconi Presidente salgono sia per la certificazione internazionale (semmai ce ne fosse stato bisogno) del segretario del Ppe Antonio López, sia perché chi ha investito sul rientro dell’Italia nel novero dei Paesi efficienti, ha bocciato con un rialzo dello spread l’ipotesi di Draghi al Quirinale, emerge come un fatto concreto e reale che il candidato reale su cui dovrebbero convergere tutti per il dovuto fair play è oggi il candidato del centrodestra, ovvero Berlusconi: non soltanto logico, ma politicamente dovuto ai milioni di elettori che hanno delegato a Berlusconi la loro rappresentanza, poi scippata a colpi di cannonate giudiziarie e uso retroattivo di leggi.

Quella stessa pattuglia di analisti che non ne ha azzeccata una chiedendosi continuamente come sarebbe stato il mondo “dopo Berlusconi”, adesso che la candidatura dell’oggetto della loro fobia è in rampa di lancio, non sapendo che cosa fare, si chiede che cosa avrà in mente Berlusconi: “A chi la vuole dare a bere?” Come fare a perforare questo coccio durissimo? È evidente che lo stesso uomo che domina la scena politica italiana da trent’anni e che ha governato il Paese dopo aver ricevuto milioni di consensi, lo stesso uomo che è stato perseguito con più di cinquanta processi tutti andati a vuoto, salvo uno sotto inchiesta della Suprema Corte di Strasburgo, si ritenga pronto per essere eletto presidente della Repubblica per fare il presidente della Repubblica ritenendosi all’altezza del compito. È per questo circolo di analisti del nulla un passaggio e un momento difficile. E ansiogeno. Ma bisognerà pur tornare ad affrontare la realtà comunque vadano le cose al Quirinale. Le sinistre italiane si sono da tempo condannate ad escludere la realtà che non cade nell’area della loro astuzia, cosa che li condanna a non vedere, a far finta di sapere prima e meglio degli altri “che cosa c’è dietro”.

È un dramma esistenziale di giornalisti, commentatori e politici quello di accumulare rotoli di filo spinato fra quel che pensano e quel che accade. Come aiutarli? Forse prendendoli per mano e ricordare: Berlusconi corre per l’elezione a capo dello Stato così come in passato ha corso – centrando l’obiettivo – per essere più volte capo del governo. Non c’è altro da scoprire. È un dramma? Sì, ma esistenziale, privato, curabile, che non ha alcun titolo per tentare di occupare tutti i giorni la scena politica. E del resto, storia alla mano: ne avessero mai azzeccata una. Una sola. Neanche per sbaglio.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.