Fa una certa impressione sentir Gianrico Carofiglio, scrittore di talento, già senatore e anche pubblico ministero argomentare come un Travaglio qualunque, o come uno dei tanti tagliagole di Repubblica, la propria presa di distanza dall’eventuale candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. È capitato qualche sera fa nel corso di una trasmissione tv. Fa impressione prima di tutto perché un uomo delle istituzioni dovrebbe volare alto e rispettare sempre, soprattutto, le norme e i principi costituzionali.

Cosa che stanno facendo in questi giorni altri, che probabilmente non lo voterebbero mai, il leader di Forza Italia, ma che riconoscono (e come non potrebbero?) il fatto che Silvio Berlusconi gode dei diritti civili che gli consentono la candidatura. E che inoltre ha una storia politica e istituzionale, oltre che imprenditoriale, di alto livello, che merita rispetto. Come ha detto, per esempio, Luciano Violante. Il quale, proprio come Carofiglio (e con ruoli più prestigiosi, come la Presidenza della Camera), è stato magistrato ed esponente politico. Purtroppo Carofiglio ha preferito indossare i panni del pubblico ministero, o meglio quelli del cronista giudiziario. E ha anche scelto male il caso, quando ha detto “fosse anche solo per questo”, lasciando sottintese mille altre ragioni ostative alla candidatura.

Forse aveva leggiucchiato proprio quella mattina l’articolo di Repubblica (che ha cambiato direttore ma non le forche caudine), che signorilmente e con la consueta sobrietà preparava il calendario e gli appuntamenti del gennaio 2022, quello in cui cominciano le elezioni presidenziali, per il proprio nemico storico. “Dalle olgettine al Ruby ter il gennaio in tribunale del candidato Berlusconi”, il titolo che fa concorrenza al “no al garante della prostituzione” del Fatto quotidiano. Non occorre essere psicologi per notare gli argomenti scelti per colpire sotto la cintura, in chiave giudiziaria. Come del resto fa lo stesso Carofiglio, che sceglie uno dei processi più assurdi, quello contro Tarantini a Bari. Sarà perché è la sua città, sarà perché, come lui stesso ha detto in trasmissione, la presidenza del Consiglio (ma quale, visto che il processo dura da dieci anni?) si è costituita parte civile contro un imputato accusato di aver indotto qualcuno a mentire. Convochiamoli dunque, gli psicologi a spiegarci perché, visto che a Silvio Berlusconi è stato contestato, nell’arco di questi trent’anni, un po’ di tutto tranne la strage, questa banda di voyeur della politica insiste a parlare sempre e solo di sesso? La spiegazione più ovvia è quella dell’invidia, perché gli uomini ricchi e potenti, anche se non sempre avvenenti e giovani, hanno la possibilità di frequentare tante belle e giovani ragazze. È la vita, bellezza!

Ma qualcuno penserebbe mai di escludere a posteriori dalla galleria dei Presidenti degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy perché quel giorno saltò fuori dalla torta un’indimenticabile Marilyn con tutto quel che ne conseguiva? O Bill Clinton, per quei giochi sotto la scrivania nella Sala Ovale con la giovane stagista? Certo, sono argomenti piccantini per qualche salotto di soli uomini. O le caserme di un tempo. Ma se proprio si deve scegliere la via giudiziaria, su Berlusconi non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non per reati commessi, ma per accanimento subìto. Ma ci vorrebbe un bel po’ di coraggio. Infatti nessuno cita mai l’unica condanna, quella per frode fiscale, per almeno due motivi. Il primo è che il processo di Cassazione ha avuto talmente tante anomalie che pare meglio non metterci le mani. Il secondo motivo è che pende un ricorso molto fondato, proprio per una serie di dubbi procedurali sulla parte finale del processo, presso la Corte Europea. Meglio non rischiare, quindi.

L’altra strada è ancora più perigliosa, quella che prende la via di Firenze, dove tre pubblici ministeri, ciascuno famoso a modo proprio per diverse vicende, senza senso del ridicolo stanno indagando Berlusconi e Dell’Utri come mandanti di stragi. Lo stanno facendo per la terza volta e tra pochi mesi saranno costretti ad archiviare, perché non potranno più chiedere la proroga delle indagini. E così cesseranno di farsi prendere in giro dal boss mafioso Giuseppe Graviano e dai ricordi di suo nonno. Restano dunque i processi di prostituzione.

Berlusconi, assolto nel processo principale “Ruby” e in una sessantina di altri, compreso il Ruby ter a Siena ( ma lo sarà presto anche a Milano e Roma), è costretto a convivere con questo fardello sulle spalle. Pur sapendo che è il vuoto di argomenti politici contro di lui ad aprire la via giudiziaria e poi quel po’ di invidia e di voyeurismo che caratterizzano certi ambienti vuoti culturalmente a vedere mercimonio anche dove non c’è. Berlusconi è il “Garante della prostituzione”? Nulla di più grave da contestargli se non il fatto che, come Kennedy e come Clinton è un peccatore? Beh, allora è pronto per fare il Presidente.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.