Valter Lavitola, che aveva riaperto L’Avanti su mandato di Bettino Craxi, del quale era stato amico sin dal compimento dei diciotto anni, ha conosciuto Silvio Berlusconi nel 1994, quando si stava lavorando a quella formidabile start-up della politica che è stata Forza Italia. Venne ricevuto al Grand Hotel di Roma per quello che gli era sembrato un casting. Condotto, perlopiù, da persone che di politica non masticavano. Ne uscì contrariato: “Questi vogliono fare un partito così? Prenderanno tre voti”, confidò al dirigente socialista Francesco Colucci, che lo aveva accompagnato. Berlusconi sbaraglierà tutti i sondaggi, portando in pochi mesi la neonata formazione politica in Parlamento e al governo. Da allora, Lavitola ha capito che i disegni di Berlusconi vanno guardati con attenzione, perché possono realizzarsi anche quando appaiono avventurosi o improbabili.

La passione per la politica l’ha sempre avuta?
Sempre, da quando ero a scuola. Sono diventato dirigente del Psi a 18 anni, a 19 ero nell’internazionale socialista.

È un uomo di destra o di sinistra?
Di sinistra. Perché la destra è conservazione, la sinistra è riforme. E io credo nel progresso e nella democrazia, sopra a tutto.

Ma dopo Craxi, il suo grande amore è stato Berlusconi.
Sì, l’ho visto come il miglior erede di Craxi. E quando ho iniziato a occuparmi de L’Avanti ho provato a tenere vivi i rapporti tra Berlusconi e Craxi, tramite quelle pagine. Pensi che il giorno prima di morire, Craxi mandò a me il suo ultimo scritto, che io pubblicai postumo ventiquattro ore dopo.

L’ultima mail da Hammamet.
L’ultimo fax. Bettino scriveva e mi mandava fax.

In uno di quei fax, Craxi tornava sull’idea di una riforma presidenzialista?
È una necessità, secondo me, perché gli italiani hanno la maturità di poter decidere chi fa il presidente. Nel frattempo, però, i giochi si fanno in Parlamento e io mi sto dedicando proprio alla conta di chi ci starebbe, a votare Berlusconi.

Andiamo con ordine: per il Quirinale non ci si candida, in Italia.
O meglio: non ci si è mai candidati prima d’ora. Adesso è la prima volta che accade, e accade con Berlusconi che è l’uomo delle prime volte. Ogni cosa che ha fatto, l’ha fatta per la prima volta. Ogni volta che si mette in testa di compiere un’impresa, riesce. La porta a casa.

Ha i numeri per essere eletto Presidente della Repubblica?
Sì, ha i numeri. Li ha già. E se posso dire quello che sto facendo io, per questa partita, è questo: nel retrobottega del mio ristorante di pesce sto aggiornando un tabellone con i deputati schierati, quelli incerti, quelli ‘conquistabili’. E ogni settimana riporto il tabellone su un foglio Excel.

La cucina della politica, insomma. Ma i piatti di buon pesce hanno un certo costo. E la sua pesca ha un certo valore.
La fermo subito. Qui nessuno paga nessuno. Quello che è avvenuto per far cadere Prodi non può e non deve ripetersi. E aggiungo: non ci sono parlamentari disponibili a vendere il loro voto. Lo si è visto anche con Conte…

Con gli appelli ai responsabili per la fiducia al Conte Ter?
Sì, lui non offriva denaro ma c’era la tacita intesa di costruire un rapporto di fiducia reciproca, di valorizzazione della lealtà, diciamo così. Nessuno, a parte pochissimi, ha creduto al richiamo di quelle sirene.

E allora come fa ad avere, aggiornato con nomi e cognomi, il tabellone dei voti per Berlusconi?
Ho attivato delle persone di fiducia, degli sherpa che esplorano per me. Sono tre alla Camera dei Deputati e due al Senato. Cinque in tutto. Parlano con i parlamentari senza lasciare troppe tracce in giro. E mi riferiscono ogni giorno. Il centrodestra vota Berlusconi, compatto. Così fanno i i centristi. E ci sono quasi quaranta ex grillini che sono prontissimi a votarlo, o a dare comunque un segnale. Dalla prima chiama.

Quale segnale?
Una conta. Votando scheda bianca. Per poi convergere secondo le indicazioni che darà Berlusconi.

Dunque Berlusconi ha in tasca i voti per il Colle. E sa di averli.
Io sono stato il primo, a fine maggio, a dire al Riformista che Berlusconi aveva tutte le carte per correre. Venne presa come una boutade, per una settimana nessuno commentò. Poi uscì lui con la dichiarazione di voler correre, e si accorsero che io l’avevo detto ben prima. Ora con la stessa limpidità vi dico che Berlusconi è l’unico nome in campo per il centrodestra; ha già in tasca i voti e sa come comportarsi.

Ma lei, Lavitola, sta lavorando per Berlusconi?
No, sono un appassionato di politica. Sono uno che ne capisce, sa come si comportano i grandi elettori, come si orientano certe scelte. In questo momento non ho un rapporto idilliaco con lui.

Ma lo avete avuto, eccome.
In passato, ora è rimasto un affetto. Perché Berlusconi è cambiato. Prima aveva messo in piedi un sistema di ascolto e di supporto degli amici, anche su questioni private, faccende di salute. Dava una mano, si interessava. Poi gli hanno costruito intorno un cordone sanitario che lo ha reso inaccessibile. E questo ha impedito il corretto svolgersi di quei rapporti che io chiamo del “mutuo soccorso” che è alla base della correlazione tra le persone, e forse anche della politica. Perché di lui molti hanno avuto bisogno, ma anche lui ha avuto bisogno degli altri.

Anche di lei, Lavitola?
Anche di me. In tante occasioni. Ma non è il caso di parlarne adesso.

È tornato Dell’Utri, tra i consiglieri di Berlusconi?
Sì, Marcello ha ripreso le attività e questo sta riportando il Cavaliere nell’agenda politica, ne ha rimesso in pista le relazioni. Di Dell’Utri ho la massima stima. Tutti quelli che lo conoscono lo apprezzano molto. È un uomo colto, brillantissimo, eppure umile.

Umile?
Lo sa che il primo impiego di Dell’Utri fu nella segreteria di Berlusconi, quando stava iniziando a costruire Milano Due? Venticinque anni prima di entrare in politica, pensi.

Quali conteggi state facendo?
A Berlusconi mancherebbero ad oggi 51 grandi elettori. Dico che giorno dopo giorno, stanno arrivando. Soprattutto dall’area degli ex M5S, ma anche tra gli attuali M5S e addirittura tra le seconde file del Pd.

Per quale motivo: per garantirsi dei favori, la ricandidatura?

E certo. Il Movimento ha fatto un errore suicidario a votare la riduzione di un terzo dei parlamentari. Perché adesso i loro cercano spiragli, sbocchi, speranze di ricandidatura ovunque. E le loro interlocuzioni segrete con il centrodestra sono all’ordine del giorno. Poi loro negano, è evidente. Ma sono pronti a dare un segno nell’urna pur di avvicinarsi a un nuovo mandato, si figuri.

Il centrodestra cosa farà, la prima giornata di votazioni per il PdR?
Ad una prima chiama, scheda bianca. Alla seconda chiama, scheda bianca. Se ne conteranno più di 450. Potrebbero arrivare ad oltre 500. Quelli che nelle chiame successive, a quorum abbassato, basterebbero ad aggiudicare la partita.

Franchi tiratori?
Nessuno. Sono pronto a scommettere. Il centrodestra darà una dimostrazione di compattezza tale che se fosse possibile, fotograferebbero la scheda prima di inserirla nell’urna. Si dice che i governativi sarebbero recalcitranti. No: i ministri saranno i più convinti nel votarlo.

E che Presidente della Repubblica sarebbe Berlusconi?
Garantirebbe tutti, proprio per ricucire con chi non lo ha mai votato. Assicurerebbe Draghi al governo. Con i partiti, farebbe una moral suasion per dare stabilità al sistema, strizzerebbe l’occhio alle istituzioni europee, darebbe nuova linfa perfino ai suoi detrattori, rinfocolando tutta la politica. E accelererebbe sulla riforma della giustizia, a partire dal Csm.

Certo, scontenterebbe molti. Dividerebbe.
E infatti va usato sempre il condizionale. Perché Berlusconi, avuta la controprova che ha chiesto, incassato un gran numero di schede bianche alla prima chiama, prenderà la parola per fare un annuncio.

Colpo di scena: un passo indietro?
Sì. Quando avrà capito di avere la vittoria in tasca, dirà che ringrazia tutti, che ha dato tanto alla politica ed avuto così in cambio l’attestazione di stima che aspettava. Di essere però divisivo e dunque non interessato a proseguire la corsa.

Facendo un nome?
Quello di Mario Draghi, che lui ha nel cuore. E poi c’è un secondo nome.

Giuliano Amato?
Esatto. Ma secondo me Berlusconi non li vede come alternative, li vede come ticket: chiederà a Draghi di fare il Presidente della Repubblica per concordare con lui che la proposta di incarico per formare il governo venga data ad Amato.

È una sua ipotesi, un suo desiderata o ci sta riferendo notizie che hanno una fonte?
Sono un osservatore che si confronta con voci autorevoli. E che raccoglie pareri assai influenti.

Dove li raccoglie?
Ci sono ancora piccoli circoli di persone che sanno leggere e scrivere. E che si riuniscono nel retro di certi locali, la sera, a Roma.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.