Il Palamaragate è esploso nel 2019. Già si sapeva che la magistratura italiana era nelle mani di una macchina di potere denominata Anm, e cioè era saldamente controllata dalle correnti, che a loro volta erano oliatissimi aggeggi nati semplicemente per comandare, non certo per esprimere idee né tantomeno per produrre diritto. Col Palamaragate le cose sono state più chiare per tutti. È apparso evidente che la Giustizia in Italia è allo sfacelo e che tra magistratura e Giustizia non ci sono più rapporti.

Le storture e la faziosità del sistema delle correnti – questo è emerso senza ombra di dubbi dalle carte del Palamaragate – condizionano, e spostano, e influenzano e decidono inchieste, rinvii a giudizio e sentenze. Talvolta per motivi politici, talvolta per semplici rapporti ed equilibri e favori reciproci tra singoli magistrati. Noi oggi sappiamo che la giustizia italiana è la più sgangherata e ingiusta, e spesso cinica e persecutoria del mondo. Che usa strumenti illegali, come la carcerazione preventiva, per confermare ed esprimere il proprio potere. Che è al di fuori da ogni controllo. Che si considera intoccabile e ingiudicabile (vedi il recente caso Creazzo, oppure vedi come ha reagito al suicidio di un consigliere comunale riconosciuto innocente in primo grado e poi condannato a tradimento).

Il presidente della Repubblica è il capo di questa magistratura. È il presidente del Csm. Al Quirinale c’è bisogno di un presidente che abbia il coraggio e la capacità di fermare l’arroganza della magistratura, ridimensionarne il potere, riportarla dentro lo Stato di diritto. Di destra o di sinistra, fate voi. Ma non imbelle. Qualche nome? Berlusconi, Violante, Manconi, Sgarbi

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.