Come far inciampare Silvio Berlusconi nel suo cammino verso il Quirinale? Se è vero che si fa la guerra con le armi che si hanno, va anche ricordato che non sempre si vince. Ne seppe qualcosa il procuratore della repubblica di Milano Saverio Borrelli quando minacciò “Chi ha scheletri nell’armadio non si candidi” per fermare la strada per Palazzo Chigi, dove però Berlusconi arrivò dopo aver vinto le elezioni il 27 marzo del 1994. È vero che l’indomito Borrelli non si arrese mai e insieme al plotone della Procura più agguerrita e più guerrafondaia d’Italia continuò la sua guerra, perdendo molte battaglie e vincendone, alla fine, solo una.

Quella sulla frode fiscale, la cui sentenza di cassazione fu definita da uno dei giudici che l’avevano emessa come una “porcata” messa in atto da un vero “plotone d’esecuzione”. Sarà lo stesso ex procuratore di Milano, al termine della sua carriera, a dire la propria verità politica, a partire da Mani Pulite: “Non valeva la pena di buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale”. Quello attuale era lui, il presidente di Forza Italia, lo stesso nei cui confronti – lo ha spiegato bene Luca Palamara nel libro “Il sistema” – i cecchini politici in toga furono tanti e molto agguerriti. Poi ognuno ha usato le armi che aveva. Ma le più efficaci sono sempre state quelle che si sparano nelle aule di giustizia. Ammesso che di giustizia di possa parlare.

Chissà se ci sarà prima o poi un Borrelli – magistrato o politico o banchiere – che spiegherà se sia valsa la pena quel che accadde nel 2011 con la cacciata di Berlusconi da Palazzo Chigi e l’arrivo di un Monti così sobrio con il suo loden e in braccio un Dudù palesemente non suo. E con tutto quel che succederà dopo, compresa l’invasione di campo da parte del movimento degli invidiosi che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta per poi mangiarsi il tonno. E chissà se un giorno si sveglierà un giudice, di Milano o di Roma, che sveli il senso politico di quella sezione feriale della cassazione cui fu assegnato il processo in cui, unico caso su almeno una sessantina (escluse le prescrizioni) di assoluzioni, Berlusconi sarà condannato nel 2013. O un leader politico, tipo Matteo Renzi, che si penta di quel “game over” con cui, in seguito a quella sentenza che fu definita “porcata”, scavalcò il parere di insigni costituzionalisti sull’irretroattività della legge Severino, e contribuì all’allontanamento di Berlusconi dal Senato.

Se si fa un piccolo sondaggio tra gli esponenti politici in questi giorni sulla candidatura del leader di Forza Italia al Quirinale, pochi si diranno esplicitamente contrari. Più che altro faranno spallucce, tanto non ce la fa, diranno. Ma sotto sotto, o neanche tanto, il timore di una candidatura che ha già il sostegno di tutto il centrodestra, appare qua e là. Lo si vede da certi titoli di giornale, da questo ricordare in modo un po’ ossessivo che, se pure Berlusconi è ormai riabilitato dalla condanna scontata ai servizi sociali per la frode fiscale e assolto dal “processo Ruby”, ci sono in giro un bel po’ di “olgettine” che potrebbero “raccontare la verità” sulle cene di Arcore. Certo, ognuno fa la guerra con le armi che ha. Ma non sempre si vince. Non sempre si vince, e a raschiare il barile non emerge più un gran che. Una sentenza definitiva ha già stabilito che Silvio Berlusconi non ha commesso né il reato di concussione nei confronti di un pubblico ufficiale (che ha sempre dato la sua stessa versione dei fatti) né quello di prostituzione minorile perché non sapeva che Ruby non avesse ancora compiuto 18 anni. Il fatto che lei fosse o meno una “brava ragazza” non ha nessuna importanza. Di sicuro non era una prostituta di professione, il resto sono comportamenti. E se una ragazza accetta soldi o regali o si fa mantenere da un uomo benestante o addirittura lo sposa per interesse, si tratta sempre solo di comportamenti. Certamente non di reati. I “peccati” non interessano, soprattutto non devono interessare la magistratura.

Silvio Berlusconi è un uomo ricco e generoso. Ed è anche un uomo che ama le donne e che ama attorniarsi di belle ragazze. Molti , anche magistrati, lo invidiano per questo e non lo perdonano. A questi vanno aggiunti i pm politici che non gli perdonano di esser stato assolto da processo Ruby. Così lo moltiplicano all’infinito, incriminando tutti quelli che sono andati a testimoniare la sua innocenza da quei due reati di cui era accusato. Perché –va chiarito per la milionesima volta- Berlusconi non era imputato per aver palpeggiato una ragazza o averle guardato dentro la scollatura. Quindi c’è poco da ironizzare sul concetto di “cene eleganti” per indurre il sospetto che invece fossero sguaiate e volgari. O che si raccontassero barzellette come quella del “bunga bunga”, i cui protagonisti erano tra l’altro solo uomini, ma che darà poi il nome, nelle fantasie scollacciate dei maschi, a tutta la vicenda processuale.

Si continua la guerra con le armi che si hanno. Se Berlusconi, dopo esser stato assolto, e dopo che tutte le ragazze che avevano partecipato a qualche cena a Arcore erano state trattate come prostitute pur non essendolo, ha ritenuto, in modo chiaro e non nascondendolo, di aiutarle economicamente, ecco che scatta il nuovo reato. Corruzione. Ha dato loro dei soldi, dice la procura di Milano (quella dei Bravi che non sbagliano mai) perché non dicessero che cosa succedeva in quelle serate. Ma che cosa succedeva, qualcuno commetteva il reato di prostituzione minorile? No, c’è una sentenza definitiva che afferma il contrario. Che cosa, allora? Qualche toccatina di troppo? Qualche regalo a ragazze condiscendenti? Quale è questa verità così inconfessabile che porta addirittura alcune coimputate di Berlusconi come Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli a minacciare di “parlare”. E parlino, dunque. Si trasformino nelle pallottole dei cecchini politici dell’anno 2021, diventino le armi spuntate del nuovo secolo. E intanto cerchino di dare di sé un’immagine migliore di quella che è apparsa quando si sono inferocite perché l’uomo generoso aveva comunicato che la festa aveva un termine e i rubinetti erano chiusi. Che loro siano state danneggiate dalla vicenda giudiziaria, è un dato di fatto. Ma lo sono state, in piccola parte, “con” l’imputato principale, la preda grossa, non “a causa sua”. Sono vittime del circo mediatico-giudiziario, non di Berlusconi. Lui è quello che le ha aiutate.

E intanto, diano un’occhiata ai giornali, leggano i resoconti del 22 ottobre scorso e la sentenza del tribunale di Siena che ha assolto, insieme al leader di Forza Italia, anche il pianista Danilo Mariani, che era accusato, proprio come loro, di aver ricevuto somme spropositate di denaro per l’intrattenimento alle cene. Ha avuto più soldi di quel che meritasse suonando il piano, sostenevano i magistrati. È stato corrotto per mentire. Per non dire la “verità” su quel che succedeva “davvero” nelle serate del bunga bunga. Ma che cosa succedeva? Torniamo al punto di partenza. Il fatto, cioè la corruzione, non sussiste, hanno stabilito i giudici di Siena. Ma ci sono ancora in agguato quelli di Roma e soprattutto quelli di Milano, l’ombelico del mondo del caos giudiziario, quello dove già un tribunale ha chiesto per Berlusconi la perizia psichiatrica e la pm lo ha definito sgarbatamente “un vecchio”. Saranno autonomi come quelli di Siena o si presteranno a essere le pallottole dei nuovi cecchini che vogliono far inciampare Berlusconi sul cammino del Quirinale?

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.