Non lo vogliono mollare. L’ordine del partito dei Pm è quello: prendetelo. Vivo o morto. Dead or alive, si diceva nel lontano west. Qui da noi è uguale. Nei prossimi giorni Silvio Berlusconi compirà 85 anni. Da una trentina d’anni è fra i tre o quattro leader politici più prestigiosi dei quali l’Italia disponga. Da altrettanti è il capo indiscusso della destra e dei liberali. È conosciuto nel mondo come statista. È stato varie volte presidente del Consiglio, varie volte capo dell’opposizione. Ha una carriera da imprenditore lunga oltre sessanta anni. I primi trenta tranquilli. In quel periodo ha accumulato una quantità inaudita di ricchezze e neppure un avviso di garanzia. I secondi trenta, cioè da quando è entrato in politica, sono stati invece anni molto turbolenti.

Dal dicembre del 1994 è stato circondato da un numero incredibile di Pm, con ogni probabilità coordinati, i quali hanno cercato in tutti i modi di metterlo in prigione, di eliminarlo dalla lotta politica. Raramente, molto raramente i suoi avversari si sono opposti a questo disegno. I Pm però non sono riusciti a metterlo in prigione: cento volte, più o meno, hanno avviato un processo. Li hanno persi tutti. Tranne uno, quello concluso con la sentenza della sezione feriale della Cassazione, presieduta dal famoso giudice Esposito. Lo condannarono, in quell’occasione, per un’evasione fiscale di circa due milioni su alcuni miliardi di dichiarazione dei redditi. Nella dichiarazione lui non c’entrava nulla, era la dichiarazione di Mediaset. Lui all’epoca era presidente del Consiglio, non compilava certo lui le carte fiscali dell’azienda. L’amministratore delegato che firmò quella dichiarazione fu assolto. Una condanna di questo genere, per una evasione fiscale della quale oltretutto non si è responsabili, non esiste in giurisprudenza. Precedenti zero.

Recentemente è stata resa pubblica una dichiarazione di uno dei giudici della Cassazione che lo condannarono, il quale confessò che la condanna era frutto di un complotto. Ora la sentenza è all’esame della corte di Strasburgo. E a Brescia pende una richiesta di revisione del processo. Le cifre comunque dicono che nella grande guerra contro Berlusconi i Pm sono stati sconfitti su tutta la linea. In 27 anni di strenue battaglie (costosissime per l’erario) hanno ottenuto un solo risultato: tenere sotto botta il capo della corrente liberale dello schieramento politico e impedire in questo modo una riforma ragionevole della giustizia, in linea con la Costituzione.

A loro non basta. Loro vogliono lo scalpo. Vogliono una condanna penale vera e piena. A 85 anni di età, a 90, a 100 , prima o dopo la morte, non gliene frega niente: lo scalpo, lo scalpo, lo scalpo. Ora una Pm milanese si oppone alle dichiarazioni dei medici che sostengono che Berlusconi non sta bene. Lei nega. Chissà perché, e su che basi. Dice solo, sprezzantemente: è vecchio, i vecchi stanno male, si sa, niente di nuovo: ma io lo voglio alla sbarra. Chissà, magari un giorno diventerà vecchia anche lei, e imparerà il rispetto. Probabile la prima ipotesi, meno la seconda. Lo vuole in aula, lo vuole condannato. Lo accusa di avere troppi avvocati e troppi medici che lo curano. È una colpa. Pensa probabilmente che la giustizia migliore sia quella fatta in presenza di pochissimi avvocati, magari un po’ incompetenti, meglio se nessuno. E alla larga dai medici, vil razza dannata.

Il processo ennesimo al quale Berlusconi è sottoposto è un processo del tutto folle. Da commedia surreale. È uno strascico del processo Ruby (fatti di 12 o 13 anni fa). Ma nel processo Ruby, Berlusconi è stato del tutto assolto. Innocente, hanno stabilito la corte d’Appello e poi la Cassazione, facendo fare una figura barbina ai Pm e al tribunale di primo grado. Anche a parecchi giornali e giornalisti. E allora? I Pm non hanno accettato la sentenza. Hanno preteso i tempi supplementari. Hanno detto: i giudici dell’Appello e della Cassazione erano dei cretini e hanno creduto ai testimoni: se lo hanno assolto è perché i testimoni erano falsi. Da cosa si deduce? Dal semplice fatto che Berlusconi è colpevole perché è colpevole perché è colpevole. Se qualcuno dice che è innocente, evidentemente mente. Va processato anche lui, o anche lei. E condannato. Quindi: nuovo processo.

Roba da Venezuela, da Turchia, probabilmente da Corea del Nord. Se la sentenza non soddisfa i Pm si rifà tutto daccapo e si chiede che siano escluse le prove di innocenza. Una volta sentivo sempre ripetere, solennemente: le sentenze si rispettano, si rispettano. Sì, ma se sono di colpevolezza, altrimenti si stracciano. Vivo o morto, lo vogliono. Non c’è da stupirsi: si sa, il partito dei Pm è questa piccola cosa qui. E chi non lo sa si legga Palamara. Ma i partiti politici? Neanche ora trovano il coraggio per insorgere? Per dire: Berlusconi è un capo politico. È stato perseguitato da un’orda di Pm. Assolto da centinaia di giudici. Lasciatelo stare. Basta con le belve.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.