L’offensiva dei magistrati di Milano verso Silvio Berlusconi è stata, direbbe Lapalisse, offensiva. La richiesta di perizia psichiatrica sull’imputato – la si voglia definire inusuale, atipica o provocatoria – è senza precedenti. Per la notorietà del processo, il Ruby Ter, e per quella del protagonista, che ha dato riprova pubblica di lucidità anche negli ultimi tempi. L’incontro con il premier Mario Draghi, durato oltre un’ora e definito tanto cordiale quanto costruttivo, mal si addirebbe a un soggetto psicofragile. Che infatti insorge con una reazione pronta e piccata. «Sento lesa la mia storia e onorabilità», ringhia da Arcore.

Il centrodestra si indigna, gli avvocati fanno sapere che Berlusconi non sarà più in aula. Tanto che il magistrato che presiede la settima sezione penale di Milano sente la necessità di replicare con una nota. E mette le mani avanti spiegando che con quella richiesta di perizia si volevano accertare “esclusivamente” le condizioni di salute, «tali da permettere una attiva partecipazione al processo» dell’imputato, «così come declinata dalla più recente giurisprudenza di legittimità sul punto». E quindi non limitata alla sola “partecipazione fisica” alle udienze, ma anche all’accertamento di eventuali ‘ostacoli’ nella “articolazione di una linea difensiva” nel dibattimento, oltre che a stabilire se l’impedimento per motivi di salute avesse una “eventuale irreversibilità”. Com’è, come non è, l’affondo senza precedenti scuote le coscienze anche al di fuori del perimetro berlusconiano. È il portavoce del senatore Andrea Marcucci (Base Riformista) Aldo Rosati, a lanciarsi con un post social: «La perizia psichiatrica chiesta dai giudici ad un signore che è stato due volte Presidente del Consiglio è un affronto palese. Credo che Silvio Berlusconi abbia fatto benissimo a sottrarsi a questa umiliazione».

«Non conosco bene le richieste difensive e gli atti del processo», precisa il deputato Pd Enrico Borghi, membro del Copasir, «ma certo così a prima vista sembra una richiesta piuttosto discutibile». Rincara la dose il deputato dem Fausto Raciti, vice presidente della commissione Affari Costituzionali a Montecitorio: «La trovo una assurdità sul piano giuridico e un’offesa sul piano democratico. Non si tratta solo di Berlusconi e del trascinarsi stanco dei suoi processi, ma di una insolenza nei confronti di un uomo politico che varrebbe come precedente». Un eccesso che preoccupa una paladina dei diritti quale Emma Bonino. La senatrice, che di recente è rientrata in Più Europa, è sgomenta. «Non avrei mai pensato che si sarebbe potuti arrivare a questo punto, pur negli scenari più foschi della situazione della malagiustizia di questo Paese».

Un giurista di grande fama come Angelo Piazza, già ministro della Funzione pubblica (socialista dello Sdi, poi Rosa nel Pugno) non ha dubbi: «Dal suo punto di vista Berlusconi ha ragione a rifiutare la perizia. Per lui il provvedimento suona come uno sfregio, più ancora che una provocazione». Chi con gli sfregi giudiziari ha dovuto fare i conti in casa sin da giovane è Bobo Craxi, che oggi corre per il Comune di Roma a sostegno di Roberto Gualtieri. «Siamo di fronte a una persecuzione politica e giudiziaria bella e buona. È il leader politico di un partito democratico e non c’è Paese nell’Occidente europeo che abbia vissuto un trattamento di questa natura. C’è qualcosa di malato negli inquirenti, non nell’imputato».

Per Italia Viva parla il deputato Roberto Giachetti: «Penso che quell’atto non sia provocatorio ma persecutorio. Il colpo di coda di una piazza, quella di Milano, avvolta e travolta dai veleni interni dentro la più ampia sensazione di sbandamento che sta dando la magistratura associata attraverso (non più isolati) suoi ‘autorevoli’ rappresentanti».
Da registrare infine le parole del presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, affidate a Formiche.net.
«La decisione di Berlusconi è stata un atto di grande coraggio», chiosa il giurista. «È probabile che la decisione di non volersi sottoporre alla perizia psichiatrica metta seriamente in discussione l’imparzialità del giudice chiamato a esprimersi sul Ruby ter».

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.