È un atto di accusa contro il sistema giustizia, tra giudici e assistenti sociali, quello che fa Daniele Mondello, il compagno di Lidia Miljkovic, 42enne di origine serba uccisa mercoledì a Vicenza, freddata da sei colpi di pistola dopo aver accompagnato i due figli a scuola.

A sparare contro di lei Zlatan Vasiljevic, ex marito, che poi si era dato alla fuga facendo scattare una caccia all’uomo. Il 42enne aveva gito poco dopo le 9 del mattino: aveva raggiunto l’ex moglie in via Vigolo nel quartiere Gogna di Vicenza. Quindi, dopo aver atteso che Lidia scendesse dall’auto, le aveva scaricato contro sei colpi di pistola, lasciandola agonizzante a terra e scappando via in auto.

Quindi la fuga assieme alla nuova compagna, la venezuelana Gabriela Serrano, 36enne residente a Rubano in provincia di Padova. Intorno alle 16 l’epilogo tragico, col ritrovamento in una piazzola della tangenziale di Vicenza dell’Audi A3 con all’interno i due corpi senza vita: l’ipotesi più probabile è che l’omicida abbia sparato alla nuova convivente e poi alla fine abbia rivolto l’arma contro se stesso.

All’interno dell’auto diverse valigie ma soprattutto alcune granate, come quelle che Vasiljevic aveva fatto esplodere durante la fuga dal primo delitto.

Le accuse del compagno di Lidia ai magistrati

Intervistato da Repubblica, il compagno di Lidia, Daniele Mondello, dipendente di una ditta di ristorazione che frequentava la donna uccisa ormai da due anni, è un fiume in piena. Ce l’ha contro un sistema che non l’ha protetta dalla furia omicida dell’ex marito.

Zlatan Vasiljevic era già stato arrestato nel 2019 per avere picchiato la moglie. Erano stati i carabinieri di Altavilla, dove la coppia viveva, che lo avevano fermato per i continui maltrattamenti proprio verso Lidia.

A dicembre 2019 quindi arriva anche un ordine di non avvicinamento su richiesta dei Carabinieri di Schio, dove Lidia si era trasferita con i suoi due bambini di 13 e 16 anni dopo la separazione. Un divieto che era però decaduto. Nel febbraio 2021 Vasiljevic aveva finito di scontare tutte le misure cautelari, divieto di avvicinamento alla ex moglie e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria  “Per loro era una brava persona adesso. E io mi dispero, sa per quale motivo? Perché finché il sistema rimane questo, le donne continueranno a essere uccise. Lidia non sarà l’ultima”, è lo sfogo di Daniele.

Il compagno della donna uccisa ieri a Vicenza racconta che appena tre settimane fa era stata emessa la sentenza di separazione, che stabiliva la “cessazione dell’affido esclusivo dei figli di 13 e 16 anni a Lidia”. Le conseguenze? “Per ogni cosa bisognava mediare con il padre: scuola, tempo libero, medicine”, spiega Daniele, che evidenzia la situazione paradossale che si era venuta a creare. “Negli ultimi mesi aveva fatto tre incidenti stradali e gli avevano ritirato la patente solo dopo l’ultimo. Però continuavano a dire che si era sistemato, che era in un percorso di riabilitazione”, denuncia il compagno della vittima.

Nessuno insomma aveva capito la gravità della situazione, sottolinea Mondello: “L’unico problema, per tutti, era quello di riavvicinare i figli al padre, anche se lui non li voleva. Hanno messo in discussione che Lidia fosse una buona mamma, hanno ipotizzato che io potessi metterli in pericolo con la mia presenza”.

Mondello tira in ballo quindi il giudice Marcello Colasanto di Vicenza, colui che “ha addebitato a Lidia le spese legali che Zlatan non pagava: 15 mila euro. Ovviamente, poi, lei avrebbe dovuto rivalersi su di lui”. Per il compagno di Lidia “non significa spingere progressivamente una persona verso la morte? Eppure non mancavano i precedenti, le denunce, le segnalazioni. Nessuno ha mosso un dito per tenere distante quella persona. Vorrei che giudici e assistenti sociali venissero al funerale di Lidia e guardassero bene quella bara. Vediamo chi troverà il coraggio di guardare in faccia quei due orfani”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.