In un corsivetto pubblicato, a sua firma, sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio si è scagliato di nuovo contro Ottaviano Del Turco. Spiegando a un lettore, che si stupiva delle difficoltà economiche di Del Turco, che in realtà tutta questa storia è solo una balla del Riformista. Del Turco, 78 anni, ex numero 2 della Cgil, poi parlamentare, ministro e presidente della Regione Abruzzo, e che è malato di Alzheimer, di cancro e di Parkinson, spiega Travaglio, in realtà ha un reddito di oltre 90 mila euro all’anno col quale sopravvive benissimo e oltretutto dispone di proprietà immobiliari per circa 290 mila euro. E perciò non si capisce perché il Senato non dovrebbe togliergli il vitalizio sulla base della norma Grasso che prevede la perdita del vitalizio (cioè della pensione) anche in spregio alla Costituzione.

Allora bisogna provare a far capire a Travaglio quella questioncella delle sottrazioni e di come funzionano (si studiano in seconda elementare, ma alcuni bambini non le studiano e passano subito allo studio delle manette). Dunque, il reddito attuale di Del Turco è effettivamente di 92 mila euro lordi, che equivalgono a 63 mila netti. Però se gli levi la pensione da parlamentare, che ammonta a 45.500 euro, ne restano solo 23 mila. Cioè 1700 euro mensili. Quanto alle proprietà immobiliari consistono in una casetta a Collelongo, Abruzzo, suo paese natale, dove ora vive perché non si può permettere una casa a Roma, e che vale 90 mila euro circa.

Voi dite: ma se Marco non sa la matematica, poco male, a te che ti frega? Mi frega, perché quel corsivetto vale per tutti i senatori 5 Stelle come “ordine” al quale attenersi. E anche per molti altri deputati che ormai su questi temi si allineano obbedienti ai soldati di Grillo. E dunque difficilmente si troverà nell’ufficio di Presidenza del Senato (che l’8 aprile decide) qualcuno così coraggioso da sfidare il corsivo di Travaglio, nonostante i pesanti errori di aritmetica. Quel che colpisce è la capacità di odio che si sprigiona dalla persona del direttore del Fatto. Contro un cristiano malatissimo e povero. Il suo grido: punitelo, punitelo, punitelo! Perché? Pura e semplice incontenibile ferocia, o anche il vecchio sentimento di furore contro i capi operai, i dirigenti sindacali, sempre odiati dai reazionari e dai forcaioli?

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.