Un’azione squadrista è sempre una brutta azione. Anche se si tratta di squadrismo mediatico. Diventa particolarmente spiacevole quando la vittima designata non può difendersi proprio in nessun modo. Stavolta la vittima è Ottaviano Del Turco, uno dei più importanti sindacalisti del dopoguerra. Uno di quelli che cinquant’anni fa guidò la famosa riscossa operaia del 1969, impaurendo la borghesia più conservatrice, e ottenendo clamorose conquiste a favore dei lavoratori. Oggi è malato: ha quasi ottant’anni, un tumore, l’Alzheimer in fase molto avanzata. Del Turco ha due pensioni e vive con quelle. Una da sindacalista e una da senatore.

Quella da sindacalista è di 1700 euro al mese (è stato il numero 2 della Cgil nazionale per molti anni: faceva parte proprio della crema della casta sindacale). Quella da senatore (3.400 euro) è più alta e rappresenta la sua sicurezza economica. Ora il Senato vorrebbe levargli la pensione da senatore perché ha subìto una condanna a tre anni di prigione. La Cassazione deve ancora pronunciarsi sulla richiesta di revisione del processo. È stato condannato senza prove, (anche senza indizi: l’unico indizio è la foto di un cesto di mele), tenuto a lungo in carcere, la sua carriera politica è stata stroncata, e anche la sua vita. Il suo accusatore dice di avergli dato sei milioni. Poi sono diventati 800 mila euro. Nessuno mai ha trovato traccia di questo tesoretto. Non c’è. Forse erano tangenti virtuali…

Ieri il Senato avrebbe dovuto pronunciarsi definitivamente sul ritiro o no della pensione, dopo che una prima decisione (ritiro) era stata accolta con sdegno da un pezzetto del mondo intellettuale, e politico, e liberale, e democratico della repubblica. E perciò era stata sospesa. Alla vigilia della decisione definitiva, il Fatto Quotidiano ha fatto partire l’azione squadrista. Con un articolo (firmato, immagino, da un nome di fantasia perché è difficile pensare che l’abbia scritto proprio una persona in carne e ossa e anima) nel quale fa i conti in tasca a Del Turco (sbagliandoli e facendolo apparire più ricco di quello che è ) e sostiene che uno con tutti quei soldi non è affatto indigente. Perché – sostiene il Fatto – c’è tanta gente che vive “con 460 euro al mese e non fa tante storie”. Testuale.

Il Fatto sostiene che Del Turco dovrebbe accontentarsi di 460 euro al mese e ringraziare pure. È chiaro che l’articolo è stato scritto per influenzare la decisione dei senatori. Una specie di intimidazione. Visto che si sa che i leghisti sono molto incerti se aderire alle posizioni fasciste dei 5 Stelle o restare nel campo democratico. La decisione comunque è stata spostata al 9 febbraio. Resta la sensazione di sgomento di fronte alla campagna di odio antisindacale, così personalizzata, scatenata da uno dei più importanti giornali italiani.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.