Di Rosa è rimasto un involucro fragile, fatto di propaggini sottili. Un corpo che sta come un uccello colorato e muto, sopra una bilancia più grande di un ramo, coi suoi troppo pochi grammi per smuovere la lancetta del peso o quella di una sveglia giunta al capolinea della sua corda. Lei è un soffio di vita e sua madre è un soffio soltanto che fa carambole di gioia. Rosa e Teresa, madre e figlia, una in prigione a soffrire e l’altra fuori a lottare.

Rosa è uscita dal carcere, un giudice le ha concesso gli arresti domiciliari perché possa curare la sua schiena ridotta a pezzi da una caduta fortuita. Teresa è fuori da ogni prigione umana già da gennaio, da quando il suo cuore ha smesso di battere senza che lei smettesse di lottare per Rosa. Era una storia di donne questa, di una che per seguire il proprio amore era finita in galera e di una che per proteggere la propria figlia si era lasciata consumare dal dolore. Rosa Zagari è in carcere da alcuni anni, compagna di un ex e pericolosissimo latitante, Ernesto Fazzalari, condanna non definitiva a otto anni di galera, da più di un anno era con due vertebre fratturate dopo essere scivolata nella doccia della prigione.

Da più di un anno stava in croce al suo dolore e chiedeva di essere curata, aveva ottenuto di cambiare carcere, ma le cure dentro non l’avevano fatta guarire: si era ridotta a una quarantina di chili, si muoveva solo con l’aiuto di una compagna di detenzione e aveva il terrore che la sua malattia progredisse fino alla paralisi. Il suo avvocato, Antonino Napoli, ha fatto cornici di codice alle sue istanze, neanche lui si è arreso, e intorno a Rosa si è creata una corona di umanità. Intorno a lei e alla dignità del carcere, intorno alla reale capacità di cura della medicina penitenziaria. Una battaglia bella, importante, che anche se con troppo tempo sotto le suole ha ricompensato la polvere del viaggio.

Ciò che teoricamente si potrebbe anche curare dentro una prigione, poi, nella realtà non è quasi mai fattibile. La cura è spesso una bugia. E tante sono le bugie che in tanti raccontano sulle galere, dove non frusciano vestaglie di seta e privilegi, ma impazzano teorie di diritti fatte a pezzi da un tappeto di chiodi su cui dovrebbe marciare il ravvedimento e ci cammina lenta una sorta di redenzione spirituale. Ma oggi Rosa Zagari ha vinto, è fuori, può chiedere alla medicina di tutti di essere curata come tutti.

Sua madre, Teresa Moscato, oggi ha vinto e anche se è morta, per quanto ha lottato per sua figlia, un modo per festeggiare lo troverà. E in tempi in cui l’umanità normale perde e si rinchiude dopo essere stata sempre fuori, è una vittoria per l’umanità la battaglia di chi dal chiuso, con un soffio di vita, non si è mai arreso.