Open chiusa. È l’ossimoro con cui titolano le agenzie di stampa a informare di come, chiuse le indagini preliminari dell’inchiesta sulla Fondazione Open, si possa finalmente voltare pagina. Perché adesso ci sono 20 giorni di tempo in cui il Pm titolare dell’inchiesta fiorentina, Luca Turco, potrà ascoltare le ragioni di Matteo Renzi. E ci sarà tempo dopo la pausa delle festività natalizie per valutare l’eventuale archiviazione o il rinvio a giudizio, su cui dovrà pronunciarsi una decisione al termine di un’udienza da fissarsi nella primavera 2022. Open, nata nel 2012 per sostenere l’organizzazione della Leopolda è stata di fatto sciolta dagli inquirenti.

A Matteo Renzi viene contestato il reato di finanziamento illecito ai partiti come direttore “di fatto” della stessa fondazione. Stessa accusa è mossa all’ex presidente Alberto Bianchi e ai componenti del cda Bianchi, Marco Carrai, Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Tutti “direttori di fatto”. Per l’accusa, tra 2014 e 2018 nella cassa di Open, che avrebbe agito come articolazione di partito, sarebbero arrivati oltre 3,5 mln di euro in violazione del finanziamento pubblico ai partiti. Il pm Turco si incaricherebbe, rilevando la fattispecie del finanziamento ai partiti, di definire Open come ramo organico del Partito Democratico. Anzi, di più: si prenderebbe la briga di distinguere – con la nettezza che supera quella del legislatore – che cosa è un partito, che cosa è una fondazione di partito e cosa invece una fondazione politico-culturale. Con l’occasione chiarendolo al più ampio pubblico, che al momento non ne ha contezza. Quello che il grande pubblico sa molto bene invece è che il Pm Turco è un aficionado delle inchieste su Renzi e famiglia.

È stato lui ad indagare Laura Bovoli e Tiziano Renzi, e sempre lui ad aprire un fascicolo su Matteo Renzi per “prestazioni inesistenti” dopo un convegno ad Abu Dhabi. Fino a coordinare le operazioni sulla Fondazione Open con una regìa da far invidia agli strateghi dello sbarco in Normandia: a fine novembre 2019 decine di persone vennero buttate giù dal letto all’alba da centinaia di uomini della Guardia di Finanza. Decine di telefoni, computer, libri contabili sequestrati e poco dopo restituiti ai proprietari. «Decine di famiglie in tutta Italia sono state raggiunte dai finanzieri solo perché un loro congiunto aveva sostenuto in modo trasparente la nostra attività politica», aveva detto Matteo Renzi.

Che oggi torna ad attaccare: «La fine delle indagini sulla vicenda Open è realmente un’ottima notizia. Dopo due anni di incessanti indagini, perquisizioni giudicate illegittime dalla Cassazione, veline illegalmente passate ai giornali finisce il monologo dell’accusa. Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano finalmente i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità: non c’è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato. La Leopolda non era la manifestazione di una corrente o di una parte del PD, ma un luogo di libertà, senza bandiere e con tutti i finanziamenti previsti dalla legge sulle fondazioni».

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.