Il caso Consip si sgonfia. Ieri c’è stata la sentenza per una parte degli imputati (che avevano scelto l’abbreviato) e l’udienza preliminare per gli altri. Le decisioni del Gup sono abbastanza variegate ma nella sostanza riducono moltissimo la montagna delle accuse. Vediamo nel dettaglio. Gli imputati nell’abbreviato sono stati assolti da diverse accuse ma condannati a un anno di carcere per turbativa d’asta: Denis Verdini, l’ex parlamentare Abrignani e l’imprenditore Ezio Bigotti. Sono loro che avrebbero turbato l’asta per la principale delle gare Consip. Poi ci sono i rinvii a giudizio.

Rinviati tra gli altri Tiziano Renzi (che era il bersaglio grosso) e Alfredo Romeo. Il quale Romeo – che è l’editore di questo giornale – è stato assolto per i due principali reati dei quali era accusato (due turbative d’asta) ma invece rinviato a giudizio per un traffico di influenze, una terza turbativa d’asta e una corruzione. Tra poche righe vedremo il merito delle imputazioni (e anche alcune contraddizioni). Anche Tiziano Renzi è stato rinviato a giudizio per traffico di influenze, insieme a Romeo. In cosa consista il traffico di influenze tra Tiziano Renzi e Romeo non è chiarissimo. Voi sapete che questo del traffico di influenze è un reato inventato nel 2012 dalla ministra Severino, che in questi anni ha prodotto moltissimi processi, persino qualche arresto, ma nessuna condanna. Zero. È un reato molto vago, che sostanzialmente consiste nell’individuazione (sempre molto incerta) di una raccomandazione.

In questo caso il raccomandato sarebbe stato Romeo, la raccomandazione sarebbe stata all’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, il quale però non è indagato e – interrogato da Pignatone – ammise di avere ricevuto delle raccomandazioni ma giurò di non averne ricevute per Romeo. E assicurò a Pignatone, che insisteva, di avere escluso Romeo dalle gare. Poi per Romeo c’è l’accusa di corruzione di un pubblico ufficiale, un certo Pandimiglio, ma probabilmente l’accusa è un errore tecnico perché Pandimiglio non è un pubblico ufficiale.

Infine c’è la turbativa d’asta, e l’asta in questione sarebbe proprio quella per la quale sono stati condannati Verdini, Abrignani e l’imprenditore Bigotti. Romeo però – che aveva presentato un esposto proprio per denunciare la probabile turbativa da parte degli altri concorrenti – fu sconfitto in quell’asta da Bigotti. L’accusa sostiene che ad asta conclusa Bigotti avrebbe proposto a Romeo di fare un accordo in modo che Romeo non presentasse ricorso. Dalle intercettazioni però risulta che Romeo rifiutò l’accordo. Ora si va al processo, e non è da escludere che, data l’inconsistenza delle accuse, almeno per Romeo, il processo sarà velocissimo. Si inizia a metà novembre.