Il processo Consip-Romeo è finito nell’aula della Camera dei deputati. Due parlamentari di Forza Italia, Matilde Siracusano e Pierantonio Zanettin, hanno presentato una interrogazione nella quale descrivono tutte le anomalie del processo in corso, e chiedono alla ministra Cartabia se non ritiene opportuno mandare gli ispettori per cercare di capire cosa stiano combinando (e cosa abbiano combinato) le Procure di Napoli e di Roma.

L’interrogazione nasce da un esposto che è stato presentato da Alfredo Romeo – l’imputato – nei giorni scorsi alla stessa ministra, e poi in Cassazione al Csm e alle procure di Roma e – soprattutto – di Perugia, nel quale si elencano un bel pacchetto di irregolarità che hanno pesantemente condizionato il processo. Questo esposto, a sua volta, nasce da un precedente esposto, presentato sempre dallo stesso Romeo, che metteva in discussione i comportamenti dei Pm di Napoli e di Roma e che però è finito affidato allo stesso Pm che era oggetto dell’esposto.

Pensate a un errore di stampa? No, è esattamente così: il Procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, ha chiesto al sostituto Mario Palazzi (cioè al sostituto che sta svolgendo il ruolo di Pm al processo contro Romeo) di indagare sulle presunte irregolarità denunciate da Romeo. Cioè gli ha detto: “Ehi, Palazzi, vedi un po’ se ti sei comportato bene o se hai fatto qualche sciocchezza…”. È stato lo stesso Palazzi ad annunciare di aver avuto l’incarico dell’autoindagine nel corso di una recente udienza, e di fronte allo stupore della difesa (che per quanto esperta e buona conoscitrice dei Palazzi di giustizia non aveva mai assistito a niente di simile) ha commentato: “Non potete dubitare della mia terzietà…”. Prima di questa affermazione, si conosceva solo un caso di persona che fosse contemporaneamente primo e terzo: lo Spirito Santo.

Così è nato il secondo esposto di Romeo, rivolto alla Procura di Perugia soprattutto, cioè alla Procura che ha il compito di indagare sui magistrati romani. Ed è da questo secondo esposto che è nata l’interrogazione parlamentare.
Ricapitoliamo in modo molto succinto i fatti. Il processo in corso, nel quale l’unico imputato e Alfredo Romeo, imprenditore napoletano leader nel campo del cosiddetto “facility management”, nonché editore di questo giornale, si fonda su una semplice accusa: Romeo avrebbe pagato un piccolo funzionario della Consip, un certo Marco Gasparri, per farsi aiutare a vincere le gare Consip. E questo sebbene Gasparri non avesse, per il suo ruolo, nessuna possibilità di aiutarlo, e sebbene Romeo sia stato intercettato per mesi, 24 ore al giorno, e siano stati intercettati tutti i suoi colloqui con Gasparri e in nessuna intercettazione risulti l’offerta, o la richiesta, o l’elargizione di denaro, e sebbene non sia stata mai trovata traccia di un euro versato o incassato o speso. Dunque su cosa si basa l’accusa? Sulla testimonianza dello stesso Gasparri, che si è autoaccusato, ha patteggiato e ha accusato Romeo.

E veniamo al problema sollevato da Romeo e poi illustrato nell’intercettazione. Il caso Consip è affrontato in due processi paralleli: il processo principale (chiamiamolo il processo Consip 1), nel quale ci sono molti imputati eccellenti (Verdini, il papà di Renzi, Lotti e altri) e lo stesso Romeo; e poi un processo secondario (processo Consip 2), nel quale l’unico imputato è Romeo. Il Pm del Consip 1 è lo stesso del Consip 2. Agli atti del Consip 1 ci sono ore e ore di intercettazioni che non sono state messe a disposizione della difesa del Consip 2. La difesa le ha chieste ma il Pm ha risposto “niet” per anni. Recentemente queste intercettazioni sono state depositate al processo Consip 1, perché era inevitabile depositarle, e la difesa di Romeo, quasi per caso, ha scoperto che diverse di queste intercettazioni raccontano di come la chiamata di correo di Gasparri contro Romeo non è stata affatto spontanea.

La spontaneità è una “conditio sine qua non” per prendere in considerazione una chiamata di correo. Accertata la non spontaneità, il processo finisce. Allora: perché queste intercettazioni non sono state messe a disposizione della difesa di Romeo? E che fine avrebbero fatto queste intercettazioni se – come era stato inutilmente richiesto dall’accusa – il processo Consip 1 fosse finito con l’archiviazione? Sarebbero sparite? Sono queste le domande poste dall’interrogazione parlamentare. I parlamentari di Forza Italia hanno chiesto alla ministra di intervenire.

Naturalmente, siccome noi siamo il giornale di Romeo, è facile dire: “Siete faziosi”. Ma tutto quello che abbiamo scritto qui è verificabile. Nessuno può negare che quelle intercettazioni siano state nascoste alla difesa. E che erano essenziali per la difesa. I Pm, casomai, sostengono che a loro giudizio non fossero influenti. Ma sono forse i Pm che devono stabilire se le intercettazioni eseguite proprio su richiesta dei Pm siano o no influenti e se la difesa ne possa disporre o se conviene che non ne disponga, magari perché potrebbero danneggiare il teorema dell’accusa? Cioè all’accusa, oltre al compito di sostenere le proprie tesi, è anche affidato il compito di giudicare? Ok, a questo punto forse vale la pena di abolire sia il giudice sia la difesa. Si dice al Pm: questo è il caso, decidi tu chi è colpevole e chi è innocenti e fatti da solo la sentenza…

Vedete bene che questa storia è inquietante non solo per quel che riguarda il processo Romeo. Riguarda proprio il funzionamento del giusto processo. L’articolo 111 della Costituzione, che prevede che accusa e difesa siano sullo stesso piano, sta lì a fare bella presenza, ma nessuno immagina di prenderlo in considerazione. E l’imputato, lungi dall’essere considerato innocente fino a prova contraria, viene messo alla mercé del Pm. Tutto questo a me sembra piuttosto scandaloso. Vediamo ora se la ministra vorrà intervenire. Non è facile, intervenire: devi metterti contro tutto il fronte pro-Pm. Che è vasto. Il bivio è sempre quello: da una parte la legalità e i diritti, dall’altra parte lo strapotere al quale le procure difficilmente rinunceranno.

 

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.