Torna alla ribalta lo scandalo Consip. Ma stavolta torna alla rovescia, cioè torna nelle vesti di non-scandalo. O qualcosa del genere. Sentite cosa è successo. Avete presente l’origine di tutto? Le gare Consip svolte nel 2016 per l’assegnazione di svariati appalti per quasi tre miliardi di euro. A queste gare parteciparono diverse società e alcune di queste società le vinsero. Una delle società che partecipò era quella di Alfredo Romeo, che da molti anni concorreva alle gare Consip e di solito le vinceva. In quel maledetto 2016 ne vinse tre e ne perse una, ma – dopo l’intervento della magistratura – gli cancellarono le tre vittorie. Dopodiché scoppiò lo scandalo.

La magistratura napoletana e poi quella romana sospettavano che le gare fossero truccate, misero sotto indagine molte persone, però ne arrestarono una sola: Alfredo Romeo. Perché lui e solo lui? Non lo sappiamo, probabilmente non lo sapremo mai, al massimo possiamo sospettarlo. Comunque le cose andarono così, e da allora Romeo fu preso di mira sia dai magistrati sia da ripetute campagne di stampa, subendo danni personali ingenti e danni devastanti per la sua società. Bene, in seguito allo scandalo, la Consip ha cambiato tutto il suo gruppo dirigente. Sono stati messi al vertice personaggi sicurissimi, i controlli sulle gare ora sono massimi, la legittimità delle gare è diventata assoluta. E finalmente sono state indette le nuove gare: ventiquattro lotti. Il regolamento stabilisce che nessun gruppo può partecipare a più di un terzo dei lotti. La Romeo Gestioni decide di concorrere a ben otto lotti, il massimo dei lotti possibile. Il risultato è pazzesco: li vince tutti e otto. Capito? Otto su otto. E li vince con gran distacco sui secondi, mentre di solito queste gare si vincono al fotofinish.

Che vuol dire? Non lo so, vedete un po’ voi se c’è qualche conclusione filosofica da trarre. A me, così, di primo acchito, viene il dubbio che sia vero quello che Romeo ha sempre detto: e che cioè la sua azienda è la numero 1 in Italia nel suo campo (quello che si chiama il facility management, e corrisponde alla gestione integrata del patrimonio immobiliare pubblico). Cioè, che non è una vanteria del mio amico Alfredo, ma proprio una cosa dimostrabile. E se così fosse, almeno dal punto di vista logico verrebbe a cadere tutto il castello delle accuse. Cioè, uno, magari un po’ ingenuo, potrebbe chiedere: ma se lui è il più bravo, di gran lunga il più bravo, e questo è accertato, allora perché mai non avrebbe dovuto vincere le gare in passato? Anzi, perché mai non vinceva tutte le gare, e non solo alcune, e perché nel 2016 fu dichiarata la sua sconfitta in diverse gare? Per caso fu ostacolato da qualcuno? Per caso fu vittima di una gestione irregolare degli appalti? Per caso quella intercettazione del colloquio tra l’Ad di Consip, Luigi Marroni, e il capo della commissione giudicante, Francesco Licci (nel quale Marroni diceva che sebbene le gare le avrebbe dovute vincere Romeo non si poteva però affidargli la vittoria –“sennò succede il finimondo” -), era una intercettazione che spiegava quasi tutto dello scandalo Consip?

Ecco, proviamo a riassumere bene, seppure per grandi linee, tutta la vicenda. La Consip nasce alla fine del secolo scorso, per iniziativa soprattutto dell’attuale presidente del Consiglio, cioè Mario Draghi, che all’epoca era il direttore generale del Tesoro. È una società pubblica che deve gestire tutti gli appalti: le gare, le assegnazioni, le regole. Dal momento della sua nascita a oggi è sempre affidata alla direzione di personalità importanti, apolitiche, dell’alta dirigenza statale. Tecnici e manager esperti e onesti (in realtà ha avuto anche due amministratori scelti dalla politica, ma che si sono sempre fatti dirigere dal Mef). Negli anni passati (dal 2000 in poi) si sono svolte, tra le altre, le gare che si chiamano con la sigla Fm1, e poi Fm2 e poi Fm3. La Romeo ha partecipato a molte di queste gare per la gestione del patrimonio e ha vinto tre volte di seguito le gare che riguardavano la Campania, Roma e la Lombardia.

Poi, nel 2015, qualcosa cambia. Sotto il governo Renzi vengono nominati nuovi manager e l’impressione è che questi manager siano nominati con criteri non più tecnici ma politici. Il 12 giugno del 2015 inizia il mandato di Luigi Marroni, che poi verrà allontanato da Consip nel 2017. È in questo periodo che succede qualcosa di non molto chiaro. Lo stesso Romeo interviene, presentando degli esposti alle autorità competenti perché – sostiene – lui sospetta che stiano agendo dei “cartelli” e che gli appalti non siano più trasparenti. Non è un esposto che gli porta fortuna perché il Pm Woodcock apre un procedimento proprio contro di lui, e la procura di Roma decide addirittura di arrestarlo e di avocare l’inchiesta. Il Gip che firma l’arresto di Romeo si chiama Gaspare Sturzo. È il nipote del fratello di don Sturzo, il fondatore della Dc. È un Gip un po’ speciale. Nel senso che qualche anno prima di firmare l’arresto di Romeo ha partecipato alle elezioni regionali in Sicilia. Come candidato presidente.

Vedete bene che davvero è un gran pasticcio: non solo la politica è entrata in Consip, sotto il governo Renzi, stravolgendone la tradizionale rigorosità, ma è entrata, sembrerebbe, anche nei tribunali che ora si occupano di Consip. In una inchiesta che coinvolge, come indiziati, anche molti esponenti politici, viene chiamato a giudicare un giudice che a sua volta è stato esponente politico. A me non risulta che una cosa del genere sia possibile in qualche altro paese del mondo. Magari mi sbaglio. L’inchiesta evidentemente punta a Renzi (ma solo nella prima fase: la fase napoletana), anche con informative dei carabinieri taroccate. E per puntare a Renzi qualcuno decide che la via più breve sia Romeo.

Comunque lo scandalo, quando esplode, produce un testacoda in Consip. E così nel 2017 tutto il vertice viene sostituito con personalità indiscutibili. L’amministratore delegato, nominato dal Mef, è un manager con una lunga e limpida carriera. Si chiama Cristiano Cannarsa, viene da Finmeccanica, dall’Imi, da Cassa Depositi e Prestiti, da Terna. Lo sceglie un ministro del quale si possono dire molte cose, ma della cui serietà mai nessuno ha dubitato: Pier Carlo Padoan. Arrivano dal Mef dirigenti nuovi e molto stimati, come Valeria Vaccaro e Michele Petrocelli. Sono loro a indire le nuove gare, controllatissime. E qui scatta la sorpresa: forse non era mai successo che una sola azienda vincesse otto gare su otto, e tutte per distacco. Avete presente il triplete nel calcio? Beh, qui siamo oltre: siamo all’ottoplete…

È evidente che questo risultato consegna alla Romeo il titolo di indiscussa numero uno nel campo del facility managment. Chissà se poi qualcuno ci spiegherà perché nel 2016 scattò la persecuzione nei confronti proprio dell’azienda numero 1. E magari in questo modo ci potremmo anche spiegare come mai, da un quarto di secolo a questa parte, l’economia italiana è fanalino di coda in Europa. Eravamo quarti al mondo, ormai galleggiamo verso il decimo posto. Anzi, non galleggiamo: affondiamo. Presto, se non cambia qualcosa, saremo ventesimi. Può mai funzionare l’economia in un sistema nel quale se un imprenditore lavora bene e produce grandi risultati, allora è meglio arrestarlo? (Romeo negli ultimi 15 anni è stato arrestato tre volte, ha fatto un anno di carcere, è stato indagato in 15 diversi processi, assolto o prosciolto in 14 e prescritto in uno. È incensurato).

P.S. Può darsi che qualcuno dirà che ho scritto queste cose perché Romeo è il mio editore. Ok. Però allora spiegatemi, per favore, anche se quelle otto gare su otto le ha vinte solo nella mia fantasia o le ha vinte nella realtà. Se c’è qualcosa di inventato, in questo mio articolo, chiederò scusa. Altrimenti, però, sarebbe gentile se qualcuno chiedesse scusa a Romeo, no?

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.