In questi giorni il nostro Paolo Comi sta raccontando la storia – interamente documentata – dei rapporti intrattenuti da un gruppo di imprenditori e consulenti con un avvocato che si chiama Roberto Pignatone ed è il fratello dell’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. L’interesse giornalistico per questa vicenda sta nel fatto che alcuni di questi imprenditori erano anche indagati, per vari motivi, dalla Procura di Roma, e che il Procuratore, all’epoca, era proprio Giuseppe Pignatone. Il quale effettivamente segnalò a un certo punto al Procuratore generale, cioè a Giovanni Salvi, la sua condizione di probabile incompatibilità: però la segnalò dopo aver svolto un bel numero di atti relativi a quella indagine. Salvi oltretutto respinse la segnalazione e decise che non c’era nessuna incompatibilità. Forse però, nel prendere questa decisione, violò un pochino le regole del buon senso: può un Procuratore occuparsi delle indagini a carico degli amici di suo fratello.

Ora succede che, siccome questo giornale è edito da Alfredo Romeo, noi giornalisti del Riformista abbiamo una conoscenza particolarmente approfondita delle storie che riguardano uno di quegli imprenditori indagati dalla procura di Roma. Un certo Ezio Bigotti. Il quale si è trovato più volte ad essere il concorrente di Alfredo Romeo in alcune gare di Consip, per ottenere pubblici appalti. Bigotti, di solito, pur perdendo le gare otteneva gli appalti (con società delle quali era socio direttamente o con altre società di cui erano socie altre società, della quali erano socie altre società ancora eccetera eccetera, delle quali infine Bigotti era socio di maggioranza…). E come otteneva gli appalti? Grazie all’esclusione di Romeo (attraverso il contenzioso amministrativo al Tar ed al Consiglio di Stato, esclusione che Romeo considerava illegittima e che produceva un notevole aumento dei costi per lo Stato).

Così, nel 2016, successe che Romeo fece un esposto per protestare contro le decisioni di Consip di escluderlo pretestuosamente da alcune gare e di assegnare gli appalti a una società riconducibile a Bigotti (che tra l’altro non aveva partecipato alla gara…). Nell’esposto si chiedeva anche che si facesse attenzione alle successive gare Consip (quelle che poi finirono al centro dello scandalo Consip) e si garantisse la loro regolarità. Romeo sosteneva che c’era il rischio che un cartello irregolare turbasse la correttezza delle aste.

Non ebbe successo quell’esposto. Anzi, fu rovinoso. Nessuno diede retta a Romeo e la Procura di Roma addirittura lo fece arrestare: lui ancora non ha capito il perché.

Dopodiché – è cosa di questi giorni – si scopre che esiste un filmato, tenuto in un cassetto per cinque anni dalla Procura di Roma e poi archiviato, dal quale risulta che Bigotti e Roberto Pignatone avevano rapporti di consulenza e quindi anche economici. E la cosa inquieta un pochino chi vuole guardare con distacco tutta la vicenda. Proviamo a riassumere in due battute: Romeo vince delle gare. La Consip lo esclude con un pretesto. Romeo protesta. La Procura di Roma lo arresta e avoca a sé l’inchiesta Consip che era all’epoca nelle mani della procura napoletana. Le gare Consip non vengono annullate – caso unico nella storia, di fronte allo scandalo di cui parlano tutti i giornali- ma vengono vinte tutte dalle aziende concorrenti di Romeo comprese quelle di questo Enzo Bigotti. Poi si scopre che Bigotti è amico del fratello del Procuratore. Infine, se vai a spulciare, trovi un passaggio dell’interrogatorio del giugno 17 (mentre Romeo era in carcere) dei magistrati romani all’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che fa venire i brividi alla pelle. Lo trascrivo:

MARRONI (Amministratore di Consip): Comunque, dottore, non so se lo studio Severino che ci assiste gliel’ha detto, glielo dirà anche formalmente, che noi abbiamo preso con Romeo la decisione di escluderlo dalla gara Fm4 anche oltre la decisione del Tribunale di Roma dell’interdittiva (…).
PALAZZI (sostituto procuratore e Pm al processo Romeo): Sì, Sì.
MARRONI: Possiamo anche dare il verbale del consiglio di amministrazione. E questo è successo prima che uscisse la notizia del Tribunale di Roma… (…).
PIGNATONE: avete dato i chiarimenti richiesti.
MARRONI: sono stati dati i chiarimenti. Sono state apprezzate molto tutte le nuove procedure che ho messo in atto. Quindi conclude dicendo che a loro gli va bene e controlleranno che noi applichiamo le procedure. Così come abbiamo preso la decisione di escludere…
IELO (Procuratore aggiunto di Roma): Sono cose già formalizzate queste?
MARRONI: La decisione io l’ho proposta al consiglio di amministrazione che l’ha votata. Ora io sto dando gli atti, mando le lettere e quindi…
PIGNATONE: Però la decisione già c’è.
MARRONI: La decisione è già presa, su mia proposta perché sono parte del Consiglio, ma l’ho fatta io la proposta. Ho anche suggerito e caldeggiato un atteggiamento severo al consiglio di amministrazione.

Tutto chiaro? Marroni, nell’interrogatorio su Consip, si vanta di avere escluso Romeo da tutte le gare, di sua iniziativa, e di essersi impegnato, e di avere chiesto estrema severità. Occhei? E che c’entra questo con la necessità di scoprire se ci sono state irregolarità nelle gare? Niente: sembra che l’unica cosa che interessa è l’esclusione di Romeo. E perché a Pignatone interessa tanto sapere se Romeo è stato escluso? Chissà. Non dovrebbe cercare piuttosto eventuali reati? Chissà. E come mai tra i tanti inquisiti per il presunto scandalo Consip non c’è Marroni, cioè l’unico che si è salvato è Marroni che pure era l’amministratore delegato di Consip e aveva ampie possibilità di influenzare gli esiti delle gare? Chissà.

Poi un’ultima domanda: chi ha guadagnato dall’esclusione di Romeo (il quale poi, sia detto in una parentesi, quando cinque anni dopo le gare si sono ripetute stavolta in piena regolarità, in modo pulito, le ha vinte tutte…Sì: tutte)? Sicuramente tra chi ci ha guadagnato c’è anche e forse soprattutto questo Ezio Bigotti. (Oltre alla Team Service, che è la società per la quale si è scoperto che lavorava Marco Gasparri, cioè l’unico testimone che accusa Romeo).

Ultimissima domanda: c’è una relazione tra le prime domande e l’ultima risposta? Boh.

Domanda supplementare, che magari non c’entra niente o magari invece qualcosa c’entra: si hanno notizie di quella famosa Loggia Ungheria, che forse un tempo – o forse anche ora – dominava la Giustizia e in parte anche l’economia, e sulla quale indagava il dottor Storari, prontamente bloccato dalla procura di Milano e ora candidato alla rimozione?
Vedrete che non lo sapremo mai.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.