L’inchiesta sulla fornitura dei camici in Lombardia? “Una storia pazzesca, ma qual è il reato?”. Si sfoga così il governatore della Lombardia Attilio Fontana, intervistato da La Stampa per parlare della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Milano sulla vicenda venuta alla luce dopo una puntata di Report.

L’indagine riguarda in primis il cognato di Fontana, Andrea Dini, titolare della società Dama (il 10% è in possesso della moglie di Fontana, Roberta Dini), che firmò con la Regione un contratto per la fornitura di camici pari a 513mila euro. Un appalto svincolato dalle normali procedure di gara proprio a causa dell’emergenza Covid. L’appalto viene scoperto da Report e Fontana, secondo l’accusa, avrebbe indotto il cognato a trasformarlo in donazione alla Regione.

I magistrati milanesi scoprono quindi il tentato bonifico (bloccato, ndr) di 250mila euro da un conto scudato all’estero, in Svizzera, da parte di Fontana all’Iban del cognato, a sua insaputa. Denaro proveniente da due trust aperti dieci anni prima alle Bahamas dalla madre di Fontana ed ereditati alla sua morte.Le autorità dell’antiriciclaggio giudicano sospetta la cifra e segnalano il caso alla Banca d’Italia, che gira il tutto alla Procura.

 

Fontana quindi si sfoga: “Di solito le persone finiscono indagate perché prendono dei soldi illecitamente. Io invece rischio di passare alla storia come il primo politico che viene indagato perché i soldi ha cercato di versarli”. Ma il governatore è un fiume in piena e rivendica il suo operato: “Quando è è saltata fuori questa storia e ho visto che mio cognato faceva questa donazione, ho voluto partecipare anch’io. Fare anch’io una donazione. Mi sembrava il dovere di ogni lombardo”. Mentre sul conto svizzero ha detto: “Non c’è niente di illecito in quel conto, sono capitali denunciati e scudati, un eredità di mia madre. Non vedo di cosa dovrei vergognarmi”.

Chi non crede alle parole di Fontana è sicuramente il Movimento 5 Stelle. Il viceministro dello Sviluppo economico Stefano Buffagni parla di “chiaro problema di opportunità”, con la giunta che “non può andare avanti”. Dello stesso avviso Massimo capogruppo M5S Lombardia: “Serve un atto politico coraggioso per la storia che stiamo andando a costruire, siamo pronti a chiedere la sfiducia del presidente Fontana e chiediamo alle altre forze d’opposizione di sostenere la nostra richiesta”.

Il governatore lombardo ha fatto sapere che intende intervenire in Consiglio regionale, forse già nella seduta di lunedì o in quella di martedì convocate per discutere di bilancio.