Il caso
Galeazzo Bignami accusa Conte sulle commesse Covid: “Di Donna riceveva imprenditori e chiedeva percentuali milionarie”
Lo scontro politico sulla Commissione parlamentare d’inchiesta per la gestione dell’emergenza Covid si fa sempre più acceso, e si trasferisce dalle aule parlamentari a quelle giudiziarie passando per i salotti televisivi. A scatenare la bagarre le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Intervenuto durante la trasmissione L’Aria che tira, Bignami ha dichiarato che Conte non avrebbe ancora accettato di presentarsi davanti alla Commissione. «Oggi sono 623 giorni che Giuseppe Conte non si è presentato in Commissione d’inchiesta sul Covid per rispondere della gestione dell’emergenza pandemica», ha affermato il parlamentare di FdI. Secondo quanto sostenuto da Alice Buonguerrieri, l’avvocato Luca Di Donna, collega dell’allora premier, avrebbe incontrato alcuni imprenditori presso lo Studio Alpa utilizzando il nome di Conte e chiedendo percentuali sulle commesse affidate dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri durante la fase più acuta della pandemia. «Chi ha rifiutato la proposta dello studio ed è stato audito in Commissione ha dichiarato di aver subito controlli, ma colui che ha pagato ha spiegato di aver ricevuto commesse», prosegue la deputata.
«In questa settimana abbiamo avuto conferma che l’avvocato Di Donna, spendendo il nome di Conte, riceveva imprenditori ai quali chiedeva percentuali milionarie sulle commesse affidate dalla struttura commissariale», ha affermato Bignami. L’esponente di FdI ha inoltre richiamato le testimonianze di alcuni imprenditori che, secondo la ricostruzione illustrata in Commissione, avrebbero rifiutato tali richieste e successivamente non avrebbero ottenuto le commesse auspicate o avrebbero subìto controlli e verifiche. Al contrario, sempre secondo quanto riferito durante le audizioni, un imprenditore che avrebbe accettato tali condizioni avrebbe poi ottenuto gli affidamenti richiesti. «Conte annuncia querele a tutti per la vicenda Covid – ha osservato Bignami – ma viene da chiedersi come mai non quereli proprio Di Donna».
Un altro punto di scontro riguarda la mancata audizione dello stesso Conte. Secondo Bignami, il leader del Movimento 5 Stelle afferma di essere disponibile a confrontarsi con la Commissione, ma la sua nomina a componente dell’organismo parlamentare renderebbe impossibile ascoltarlo formalmente come testimone. «Se davvero Conte desidera essere audito, potrebbe dimettersi dalla Commissione, rendere la propria testimonianza e successivamente rientrare come commissario», sostiene il parlamentare. Immediata la reazione dell’ex premier, che respinge le accuse di Bignami. «Non ho nulla da nascondere e non accetto che si costruiscano campagne diffamatorie sulla base di insinuazioni prive di riscontri. Difenderò la mia onorabilità in tutte le sedi opportune».
Conte ha ribadito di considerare prive di fondamento le ricostruzioni che lo chiamano in causa in relazione ai rapporti con l’avvocato Di Donna. Il confronto resta, dunque, aperto. Mentre la maggioranza rivendica il diritto di approfondire ogni aspetto della gestione dell’emergenza, Conte denuncia un uso strumentale della Commissione. Uno scontro destinato a proseguire nelle prossime settimane.
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