Forse sia aspettava una lettera di ringraziamento da parte del presidente della Repubblica o una telefonata del presidente del Consiglio. Comunque forse sperava in un gesto che lo ripagasse dell’impegno di divulgazione in tv fatto in questi mesi difficili di pandemia, morti, lockdown. Invece, come accade anche a diversi amministratori, non ultimo Mimmo Lucano, l’infettivologo Massimo Galli ha ricevuto un altro tipo di letterina: un avviso di garanzia da parte della procura di Milano, non prima di aver letto il suo nome sui giornali. Perché prima si informa la stampa e poi i diretti interessati, non sia mai che la gogna pubblica non sia anche una bella sorpresa.

Di tutti gli esperti che hanno invaso la tv Galli è quello che, anche a detta dei suoi colleghi, è il più serio, quello che davvero ci capisce e non uno dei tanti improvvisati per amore di gloria e di riflettori. Ora è accusato insieme ad altre 33 persone di avere truccato le nomine all’Università. Un’accusa tutta da dimostrare. Non c’è neanche il rinvio a giudizio. Ma in questo Paese un avviso di garanzia vale come una condanna definitiva. Galli però, in piena sintonia con la Costituzione, non si è fatto spaventare e – come è suo diritto – è andato in tv a Cartabianca, dove ha gelato la presentatrice che forse si sentiva un po’ pubblico ministero. E così, parlando dell’inchiesta prima ha tirato una frecciata al circo mediatico-giudiziario. «Ne ho avuto notizia questa mattina con un avviso di garanzia che mi è stato consegnato quando già su tutti i giornali la notizia era presente. Pare debba funzionare così…».

Poi ha continuato: «Sono tranquillo, da quello che leggo non ci vedo nulla di particolare nelle contestazioni. Ci ragionerò sopra. Francamente non mi sembra che ci sia consistenza. Ho messo tutto in mano al mio avvocato, faremo le nostre controdeduzioni quanto prima». E a Berlinguer che voleva interromperlo, ha risposto: «Non devo discuterlo in tv, è un argomento in mano alla magistratura». Roba da matti: un indagato che non accetta di farsi processare in televisione ma pretende che siano i giudici a farlo!

Ps: Indovinate chi ha protestato per la sua presenza in tv perché indagato? Il solito Codacons che, tra le altre cose, evidentemente non ricorda bene la Carta, quando all’articolo 27 recita: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva…”.

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica